Uno dei grandi problemi dell’Italia é la forte diffidenza intergenerazionale: i giovani non si capiscono con gli anziani e viceversa.

Questa diffidenza silente è ancora più forte quando si parla di finanze e risparmio.

Soprattutto in un paese in cui gli “anziani” sono la maggioranza e con i risparmi più grandi e i giovani che sono di meno e hanno solo… beh il futuro.

Frasi come “il mattone non é tradisce mai” o “investi in bot sono sicuri” sono l’immagine di questa differenza generazionale.

Queste differenze sono determinate dalle esperienza di vita e, se vogliamo capire il perchè delle credenze dei nostri genitori e dei nostri nonni, dobbiamo capire il mondo in cui sono cresciuti.

Il loro mondo era completamente diverso dal nostro. Non solo perché non esisteva internet ma perché era tutto più difficile. E poi, sopratutto, perché c’era la lira.

L’Italia negli anni ’60 ebbe un boom economico che é paragonabile solo a quello della Cina degli ultimi 15 anni.

Da paese agricolo diventammo un paese industriale in tempi rapidissimi e con grandi successi.

E questo costruendo veri e propri colossi industriali nonchè aziende che hanno fatto la storia tecnologica come Olivetti (la Apple attuale nè è solo la pallida imitazione).

Negli anni ’70, con la crisi petrolifera, incominciammo ad avere problemi. Lo stato doveva pagare di più il petrolio e indebitarsi maggiormente. Il debito pubblico incomincio a crescere e la nostra moneta, la lira, ebbe sempre un problema, era troppo debole.

I governi dell’epoca optarono per due soluzioni:

  • DEBITO – Nonostante la grande crescita il debito italiano era sotto controllo fino agli anni ’70, anzi, era un paese quasi rigorista e molto oculato nella spesa. All’ inizio degli 1970 vista la crescita del costo del petrolio incomincio a crescere. E crebbe anche per continuare a mantenere attiva lavorativamente tutta la popolazione. L’obiettivo di quei governi era la piena occupazione ma la crisi economica internazionale non lo permetteva più. Pur di non far crescere la disoccupazione lo stato italiano si fece carico di salvare aziende decotte, di mantenere in vita (con aiuti statali) società poco produttive e in generale avviando lavori pubblici che nel lungo periodo non portarono a effettivi vantaggi.
  • INFLAZIONE – In linea generale l’inflazione è l’olio dell’economia: poca non fa girare gli ingranaggi, troppa la fa girare a vuoto. Un’ inflazione del 5% é preoccupante, l’Italia arrivò anche sopra il 20%. Il problema con l’inflazione é che é una tassa subdola. Sul tuo conto corrente non vedi scendere i tuoi risparmi ma quando vuoi acquistare dei beni ti rendi conto che con quel denaro puoi comprare sempre meno. In sintesi questa è la differenza tra valore nominale e valore reale.

Lo stato italiano svalutava la moneta, come vera e propria politica per diverse ragioni:

  • EXPORT – Un prodotto venduto all’estero con una moneta debole è più appetibile. A parità di acquisto un tedesco avrebbe sempre preferito acquistare una Volkswagen ma con la svalutazione una Fiat poteva valere anche il 15% o il 20% in meno. A quel punto una Fiat diventava un acquisto interessante.
  • DEBITI – Se hai un debito in una moneta che si svaluta ogni anno, ogni anno il tuo debito diminuisce. E questo vale sia per uno stato che per i privati cittadini.
  • Il problema è che, come calavano i debiti, calano anche i risparmi privati. Immaginate che, ogni anno, il vostro potere di acquisto diminuisca del 20%.

 In pochi anni i vostri risparmi non valgono nulla.

Poniamo che nel 1972 tuo nonno avesse messo sul conto corrente 100.000 lire di risparmi e non li avesse mai investiti.

Questo è quello che è successo ai suoi risparmi in 10 anni (dal 1973 al 1983, con dati storici):

inflazione lira anni 70 risparmi azzerati

I soldi nel conto (valore nominale) sono i soldi effettivamente presenti sul conto. Quindi tuo nonno vedrà sempre le sue 100.000 lire presenti, il problema è sul valore reale. 

Ma con quei soldi potrà comprare sempre meno nel corso degli anni, proprio perchè l’inflazione erode il suo potere di acquisto.

In 10 anni, nel 1983, nel mondo reale le sue 100.000 lire è come se varranno 15.823 lire.

Esatto, ha sperperato giornate, se non mesi, di duro lavoro.

Lo stato trovo misure originali per non far perdere potere di acquisto agli italiani (ad esempio aumentando lo stipendio in proporzione all’aumento dell’inflazione), ma il problema dei risparmi rimaneva drammatico.

Ed é qui la differenza culturale tra la nostra generazione e quella dei nostri genitori. Le soluzioni per investire erano solo 4:

  • LIBRETTO POSTALE – Versavi i tuoi risparmi sul libretto e avevi in cambio un rendimento ben minore dell’aumento dell’inflazione. Perdevi soldi ma sempre meno di lasciarli marcire sul conto corrente
  • BOT I bot erano un istituzione. Lo stato faceva sempre più debito e regalava prestazioni monster (anche del 15%… ma ricordatevi l’inflazione). I bot erano il modello finanziario per eccellenza per investire in titoli. Anzi era l’unico, la borsa era per pochi eletti.
  • CASA – Questo era l’investimento principe. Sia per un desiderio di stabilirsi definitivamente sia per avere qualcosa di concreto tra le mani. Ma sopratutto perché non c’erano grosse alternative. La casa offriva molteplici vantaggi: avere un tetto sopra la testa, far fruttare i propri risparmi con qualcosa di concreto e anche a livello sociale era un grande risultato: partivi dal nulla e diventavi proprietario di qualcosa.
  • ORO, PREZIOSI, ARTE – Un altro modo per patrimonializzare i propri risparmi era quello di investire in arte, preziosi, orologi, oro, persino mobili e in tappeti. Inoltre dimostrava, in una società orientata all’ostentazione come quella degli anni ’80, che avevi fatto il salto ed eri diventato ricco. A parte per preziosi e orologi tutto il resto ha perso gran parte del suo valore a seguito del cambio di mode (ad esempio pensate ai tappeti persiani).

Potevi anche aprire una nuova azienda, ma non era facile per nessuno. Investire in borsa era possibile: troppo difficile entrare in quei meccanismi.

Si poteva scegliere solo tra questi 4 investimenti.

Questo è il modello in cui sono cresciuti i nostri genitori e nonni.

E questo è il modello che continuano a ritenere valido anche negli anni 2000.

Nonostante nel frattempo sia cambiato il mondo, possediamo una moneta fortissima (l’euro), stabile e con un’inflazione ridicolo (poco sopra l’1%) e in un mondo in cui acquisire competenze è molto più semplice.

Il punto quindi è: perché se se puoi usare un trattore dovresti continuare a seminare con un aratro?

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