Ti è mai capitato di aprire l’app della banca e trovare un movimento che non hai mai autorizzato? O di pagare online una merce che non è mai arrivata? O di provare a disdire un abbonamento che, guarda caso, continua ad addebitarti ogni mese?
Se una di queste situazioni ti suona familiare, c’è uno strumento che le banche non pubblicizzano troppo volentieri: il chargeback.

Cos’è il chargeback e quando puoi usarlo nel 2026?
In parole povere il chargeback è la procedura con cui Visa, Mastercard, American Express o altri emittenti di carte ti permettono di contestare una transazione già avvenuta e ottenere il rimborso tramite la tua banca.
Si tratta di un servizio gratuito anche se non è una bacchetta magica per le tue stronzate. Ci sono regole precise per usarlo ma rimane uno degli strumenti di tutela più efficaci in mano al consumatore nel 2026.
Puoi attivarlo in questi casi:
- Addebito mai autorizzato da te causa truffa (carta clonata, phishing, SIM swap)
- Acquisto online con merce mai ricevuta
- Merce ricevuta ma completamente diversa da quanto descritto
- Servizio non erogato (biglietti, prenotazioni, corsi mai attivati)
- Doppio addebito per lo stesso acquisto
- Abbonamento addebitato dopo una disdetta formalmente inviata
Il chargeback, invece, non funziona su:
- PAgamenti su circuito Bancomat/PagoBancomat
- Bonifici bancari
- Acquisti di cui ti sei semplicemente pentito
- Oggetti regolarmente consegnati e conformi
- Abbonamenti che vuoi annullare senza aver mai provato a farlo
Insomma, serve per le emergenze, non per rimediare alla pigrizia.
Frode o disservizio? La differenza che cambia tutto
Come è uso e costume di questo paese pieno di avvocati ma ricco di analfabeti due termini, frode e disservizio, vengono fusi in un unico problema.
Non sono la stessa cosa.
- Frode: è un addebito che non hai mai autorizzato. La legge italiana ti garantisce 13 mesi per segnalarlo e la banca è obbligata a rimborsarti entro il giorno lavorativo successivo
- Disservizio: è un problema commerciale come merce non arrivata, abbonamento non cancellato allora valgono le regole dei circuiti. In questo caso il termine standard è 120 giorni
Nel caso di transazione non autorizzata, come una carta clonata o phishing, non si tratta solo di chargeback. C’è una legge (art. 11 del D.Lgs. 11/2010 di attuazione PSD2) che obbliga la banca a rimborsarti entro il giorno lavorativo successivo alla segnalazione. La prima cosa che conviene fare in un caso simile è di bloccare la carta, fare denuncia alle autorità e allegare la denuncia quando si fa una richiesta di chargeback.
Delle truffe finanziaria e degli strumenti per combatterle (come l’arbitrato bancario) ne abbiamo parlato in questa puntata di Too Big To Fail. C’è l’esperienza di Max che ha vissuto proprio una truffa di questo tipo ed è riuscito a recuperare migliaia di euro.
Per un disservizio commerciale dove l’azienda non ha spedito niente, un corso online mai attivato o il venditore che ignora le tue email, si applicano le regole del circuito: bisogna fare una segnalazione entro 120 giorni dalla data di addebito o dalla data prevista di consegna.
Abbonamento impossibile da disdire: vale il chargeback?
Il chargeback su un abbonamento funziona solo se hai la prova di aver inviato la richiesta di cancellazione e l’esercente ha comunque continuato ad addebitare la cifra dell’abbonamento.
Prima di pensare alla contestazione impara a gestire gli abbonamenti e se invece sei pigro sappi una cosa: se vuoi annullare gli abbonamenti così il chargeback non vale. La cancellazione dell’addebito di un abbonamento vale solo se puoi dimostrare il tentativo di disdetta: vale uno screenshot, email di conferma annullamento, chat del supporto.
Come fare il chargeback passo per passo
Appena qualcosa nei tuoi addebiti non ti torna contatta la tua banca il prima possibile.
In genere trovi il numero verde da contattare sul retro della carta nelle scritte in basso.
La procedura standard da seguire è questa:
- Segnala la transazione alla banca. Da app, home banking, telefono o sportello. Se sospetti frode, blocca subito la carta, puoi farlo direttamente da app.
- Compila il modulo di contestazione (tipo questo) spesso chiamato anche modulo di disconoscimento operazioni con carte di pagamento. Dovrai inserire il nome esercente, importo, data, motivo specifico. Allega tutto quello che hai: screenshot dell’ordine, email con il venditore, proof di disdetta, foto del prodotto sbagliato, eventuale denuncia alle forze dell’ordine.
- Attendi l’istruttoria. La banca trasmette la contestazione al circuito, che la gira alla banca dell’esercente. L’esercente ha in genere 30-45 giorni per rispondere e presentare le sue prove.
- Rimborso. Se l’esercente non risponde o non fornisce prove sufficienti della consegna e dell’autorizzazione, i soldi tornano sul tuo conto.
La procedura per avere una risposta e i soldi indietro richiede all’incirca tra i 30 e 120 giorni a seconda della complessità del caso.
La velocità dipende dal circuito e dalle protezioni peculiari:
- Mastercard riduce la finestra di contestazione a soli 30 giorni se nell’ordine non era indicata alcuna data di consegna.
- Visa, nei casi di frode accertata, può estendere il termine fino a 540 giorni in circostanze eccezionali (tipo fallimento del merchant)
- Alcune banche, incluse fintech come Revolut e N26, anticipano un accredito provvisorio mentre la pratica è ancora in corso: non è garantito per contratto, ma succede con discreta frequenza e aiuta ad ammortizzare l’attesa.
Cosa succede se ho ragione ma la banca rifiuta o non risponde?
C’è la possibilità non del tutto peregrina che tu abbia torto e la banca rifiuti il chargeback. Se però tu pensi di essere nella ragione e che la banca abbia fatto un errore puoi rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).
L’ABF permette per pochi euro di mandare un reclamo alla banca, nel caso ci si consideri vittima di un sopruso e ottenere la mediazione di Banca d’Italia. La decisione dell’ABF avviene entro 180 giorni non è vincolante ma porta molto spesso ad una vittoria per il correntista. Questo perché, beh, vuoi farti nemico la Banca d’Italia? No, ecco.
Questa procedura di contestazione e il chargeback sono la dimostrazione che conoscendo i propri diritti e compilando un po’ di burocrazia il consumatore ha in mano molto potere, anche in caso di truffe.
FAQ sul chargeback
Il chargeback funziona anche con le carte prepagate come Postepay?
Sì, se la carta prepagata è agganciata a un circuito internazionale (Visa o Mastercard) il chargeback è attivabile. Postepay Evolution è un Visa, quindi la procedura funziona. Non funziona invece con le carte che girano solo sul circuito nazionale Bancomat/PagoBancomat.
Posso fare il chargeback se ho pagato con PayPal?
PayPal ha una propria procedura di contestazione (apri una disputa nel centro risoluzioni entro 180 giorni dalla transazione). Se PayPal rigetta la tua richiesta e hai pagato tramite carta, puoi tentare il chargeback direttamente con la banca emittente della carta collegata a PayPal, ma non in modo automatico.
Cosa succede se l’esercente ha già chiuso l’attività?
È uno dei casi in cui il chargeback è più utile. L’esercente non può rispondere alla banca entro i termini, e la contestazione viene accettata a tuo favore. In questo scenario il termine di Visa può estendersi fino a 540 giorni.
Il chargeback è sicuro per il mio profilo creditizio?
Per il consumatore sì: attivare un chargeback legittimo non ha alcun impatto sul merito creditizio e non finisce in nessuna centrale rischi. Abusarne con contestazioni fraudolente (il cosiddetto “friendly fraud”) può invece portare a conseguenze legali.
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