Secondo l’European Fund Fee Study 2025 di Morningstar l’Italia è il Paese più caro d’Europa per i fondi bancari attivi con un costo medio di gestione dell’1,42% all’anno contro lo 0,86% del Regno Unito e l’1,17% di media europea. E anche per le polizze unit linked non è che siamo messi meglio.

Tu questo lo sapevi?

Vabbè, che domanda del cazzo ti ho fatto. Se stai leggendo questo articolo è proprio perché ti è venuto il dubbio sul tuo consulente bancario e hai cominciato a fare qualche ricerca da solo.

Il punto è che quell’1,42% è solo l’inizio. Sopra ci puoi trovare facilmente altri costi nascosti spesso pari ad un altro 1-2% di voci aggiuntive di cui nessuno parla.

Una valle di lacrime, amico mio.

Il documento dove sono scritti tutti i costi: KID

I costi dei fondi non sono un segreto: sono scritti nero su bianco in un documento di tre pagine che si chiama KID (Key Information Document), obbligatorio per legge dal 1° gennaio 2023 in sostituzione del vecchio KIID. Te lo devono consegnare prima di farti firmare qualunque cosa, è gratuito e standardizzato in tutta l’UE.

Per trovarlo ti basta o trovare l’ISIN (un codice alfanumerico) del prodotto osceno che ti hanno venduto, chiedere al consulente o cercarlo tra le transazioni del broker.

Si tratta di un foglio di poche pagine in cui sono riassunte le aspettative di rendimento, il rischio e (quasi) tutti i costi.

Nella sezione costi c’è un esempio standard: quanti soldi dai al gestore su 10.000 euro investiti in diversi orizzonti temporali.

Basta un’ occhiata per capire se ti stanno fregando. Per darti un paragone, un ETF (un fondo di investimento passivo) ha un TER annuo dello 0,17% in media. Ancora meno se si parla di obbligazioni.

Le commissioni che ti stanno spennando senza che tu lo sappia

Non tutte le commissioni e le spese sono identiche, ce ne sono di diverse. Alcune sono inevitabili, d’altronde il gestore mica fa beneficienza, altre sono eccessive mentre tantissime sono pura speculazione.

Il tuo riferimento per capire i costi del portafoglio si chiama TER (Total Expense Ratio) e comprende la maggior parte del costo annuo di gestione del fondo. Sono esclusi il costo della consulenza, il canone del broker, lo spread sulle valute e un altro paio di cose.

Tra le cose ragionevoli che sono incluse in questo indicatore ci sono: audit, i costi della banca depositaria, le licenze degli indici come MSCI o S&P.

Per i fondi attivi italiani la media è dell’1,42%, ma facilmente arrivi al 2% e oltre. Un ETF passivo serio sta tra lo 0,07% e lo 0,30%.

Chiarito questo vediamo le cose da evitare.

1. Il trucco del fondo “passivo travestito”

In molti casi paghi commissioni da gestione attiva per ottenere un fondo che è di fatto passivo. Si chiamano closet index funds, fondi passivi camuffati. Il gestore in pratica copia l’indice di riferimento ma ti fa pagare l’1,5-2% di fee. Questo è una doppia sola perché ti vende il fondo come attivo quindi, teoricamente, con dietro una expertise specifica (alpha) mentre in realtà ti vende un pacchetto di strumenti replicabili (beta).

2. Costi di ingresso e di uscita

Questi sono i costi nascosti più infami in assoluto perché sono un’estorsione fatta per il privilegio di poter avere quel fondo e per avere il permesso di uscire.

Si pagano una tantum, sempre una percentuale della cifra investita e sono parecchio care. La commissioni di sottoscrizione arrivano facilmente al 3-4%, quelle di rimborso possono toccare l’1-2%. Le commissioni di uscita di solito decrescono col tempo (esempio: dopo 5 anni si esce gratis) ma non c’è una regola unica.

C’è anche una variante elegante: le commissioni di collocamento. Funzionano come una sottoscrizione mascherata: il fondo le anticipa e poi le recupera nel tempo riducendo il NAV.

Se esci prima del periodo previsto, paghi la differenza come penale di uscita. Furbi, no?

3. Commissioni di performance

La logica è quella che ti racconta il consulente: “se il gestore va bene paghi un bonus, se va male non paghi nulla”.

Il problema è che il giochino non vale quando le cose vanno male.

Per l’Italia il paragone con il resto dell’Europa è osceno: il 64,9% dei fondi attivi applica commissioni di performance, contro l’1,1% nel Regno Unito.

Ma quando scatta questa commissione? Dipende ma in genere è in uno di questi casi:

  • Quando il fondo supera un benchmark (esempio: Eurostoxx 50)
  • Hurdle rate, cioè una soglia minima di rendimento assoluto

Ad essere sinceri esiste un meccanismo di compensazione nel caso il fondo sia andato male negli anni precedenti e si chiama high-water mark: il gestore deve prima recuperare tutte le perdite passate, e solo poi può incassare il bonus sui nuovi guadagni.

Fatta la legge, trovato l’inganno. Se le perdite del fondo sono irrecuperabili il consulente vende tutto e ne apre uno nuovovergine”, azzerando il contatore del suo bonus. Poi in genere ti chiama dicendo che c’è l’opportunità di recuperare le minusvalenze con un bel certificato cash collect de merda.

4. Commissioni a sandwich (gestioni patrimoniali bancarie)

Questa è la formula preferita delle banche italiane.

Funziona così: il consulente ti seleziona un portafoglio di fondi, sopra mette la commissione di gestione patrimoniale, e tu paghi tutto in bundle.

Risultato: un portafoglio che con ETF avrebbe un TER dello 0,30% si trasforma in uno con costi all’1,5-2% annuo, e magari c’è anche un ulteriore livello di costi della banca per il servizio. Una specie di Moneyfarm per Boomer, molto più cara.

5. Polizze unit-linked, la matrioska dei costi nascosti

Le polizze unit-linked sono prodotti assicurativi che investono i premi in fondi.

Ti vengono presentate come “investimento + protezione assicurativa” ma in realtà la componente assicurativa è marginale (spesso poche centinaia di euro di copertura caso morte).

Quello che c’è dentro è una matrioska di commissioni e costi nascosti: la polizza ha i suoi costi di emissione e gestione, poi ci sono i costi del fondo sottostante, poi un eventuale strato di costi commerciali e di consulenza.

Si arriva tranquillamente al 3% annuo di costi totali. Con un’inflazione al 2% e un rendimento netto medio del 5-6%, vuol dire bruciare metà della performance reale.

Le polizze unit-linked sono uno dei prodotti finanziari peggiori per il risparmiatore medio, ma sono tra i più redditizi per chi li colloca. Nonostante ciò sono molto amati dagli italiani che al “capitale garantito” si sentono come quando in casa sfornano una torta. Cretini.

Domande frequenti sui costi e commissioni dei fondi bancari

Conviene un ETF rispetto a un fondo attivo?

Sul piano dei costi, nettamente sì: un ETF globale costa lo 0,10-0,25%, un fondo attivo italiano l’1,42%. Nel lungo termine la maggioranza dei fondi attivi sottoperforma il proprio benchmark proprio a causa dei costi.

Cos’è l’high-water mark?

È il meccanismo che impone al gestore di recuperare prima eventuali perdite passate della gestione e poi superare il benchmark, prima di poter incassare commissioni di performance. Sulla carta protegge l’investitore, ma può essere aggirato chiudendo il fondo e riaprendone uno nuovo.

Le polizze unit-linked sono un buon investimento?

Per la stragrande maggioranza dei risparmiatori no. Hanno costi totali spesso superiori al 3% annuo per via della struttura a matrioska (polizza + fondo + costi commerciali) e la componente assicurativa è marginale. Inoltre non sono così sicuri o garantiti come vengono pubblicizzati, esistono strumenti più trasparenti ed efficienti.

Cos’è un closet index fund?

È un fondo che applica commissioni da gestione attiva (1,5-2%) ma in realtà replica passivamente degli indici di mercato, come farebbe un ETF passivo. Si riconoscono per: troppi titoli in portafoglio (oltre 100-150), tracking error basso rispetto all’indice di riferimento, performance praticamente identiche all’indice.

Come faccio a sapere quanto pago in commissioni nei miei fondi?

Apri il KID del fondo: lo trovi sul sito della SGR, della tua banca o del broker. Nella sezione “Costi?” trovi la suddivisione in costi una tantum, costi correnti, costi di transazione e commissioni di performance.

La realtà dei costi nascosti: 6,8% di costi annui

Qualche settimana fa mio padre mi chiama per chiedermi un consiglio finanziario per un’amica. Questa signora aveva qualche soldino extra e ha deciso di investire qualcosa tramite la banca.

Ho chiesto al mi babbo di mandarmi i fogli della proposta di questo fondo che seguiva un normale indice all world e mi son trovato davanti sta roba qua:

costi nascosti fondo bancario attivo
Censuro il gestore perché poi fanno pure gli offesi.

Ricapitolo i costi così ti è chiaro quanto sia vergognosa

  • Commissione di ingresso: fino al 3%
  • Commissione di uscita: fino all’1%
  • Costi di gestione annuali: 2,69%
  • Costi di transazione: 0,19%

In caso di uscita dopo 1 anno il TER effettivo è del 6,8% annuo, dopo 5 anni del 3,8% ogni anno. Capisci bene che con costi del genere qualsiasi rendimento di mercato viene polverizzato. Il rendimento medio storico dell’azionario globale è intorno al 7-8% lordo annuo. Tolto il 3-4% di costi ti resta a malapena il pareggio con l’inflazione.

Questi casi sono la normalità in Italia. Ci avrai messo i soldi tu, tua madre, tuo padre o i tuoi nonni. Sono migliaia di euro che lasci in mano improduttivi.

Perché in Italia paghiamo così tante commissioni bancarie

Il motivo strutturale è il modello di distribuzione. Le grandi SGR italiane sono controllate da banche e assicurazioni: le filiali collocano i prodotti del gruppo e si tengono una bella fetta delle commissioni tramite retrocessioni. Nel Regno Unito le retrocessioni sono vietate dal 2013: risultato, costi medi crollati allo 0,86%.

Tra i grandi gestori europei, Morningstar identifica Swedbank come il più economico sui fondi attivi (0,83%) e Vanguard (tipo i Lifestrategy) sui passivi (0,14%). Il più caro è Fidelity all’1,37%. La differenza, su 30 anni, è di decine di migliaia di euro per un portafoglio medio.

Cosa puoi fare oggi per abbassare il TER fondi

Apri il KID di tutto quello che hai in portafoglio. Cerca tre numeri:

  • Spese correnti: se sono sopra l’1,5%, drizza le antenne.
  • Commissioni di performance: se ci sono, capisci con che hurdle rate e high-water mark.
  • Costi totali su 1 anno: il dato in euro, quello che lascia poco margine all’interpretazione.

Se la somma supera il 2% annuo, hai un problema. In realtà al netto di cose molto particolari hai un problema su quasi tutto superi un 1% di TER.

Ricordati la regola universale degli investimenti è chiara: i costi sono certi, i rendimenti sono incerti.

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FinanzaCafona

Founder & Editor

Sono un povero come te che scrive la maggior parte degli articoli di questo blog. Non mi dare troppo retta perché sono un fesso senza studi economici o finanziari però, se vuoi, puoi amarmi.

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