Tre anni fa un giovane Finanza Cafona annoiato nel mezzo della pandemia scriveva questo articolo per spiegarvi come funziona un fondo pensione integrativo.

A distanza di anni quel post ancora tormenta la mia anima da creator.

In poche parole e con uno stile narrativo decisamente grezzo cercai di spiegare la complessa questione della pensione complementare. Rileggendolo oggi vedo quanto era superficiale il mio stile nel trattare temi così importanti con la dozzinalità tipica…

Fondo pensione integrativo: come funziona e quando conviene - Finanza Cafona

Questa era da infame.

Sorvolerò sulla questione, possibilmente con un caccia dell’aeronautica… ma torniamo al main topic.

Proprio perché mi vergogno da matti del vecchio articolo sui fondi pensione integrativi e visto che ultimamente mi sono informato meglio sul tema (grazie all’amico di Felicità Finanziaria! Love you!) ho deciso di riscrivere una guida ai fondi pensione nel modo più meticoloso e preciso possibile. 

Nonostante il mio impegno vi ricordo che non sono un consulente finanziario e sono solo un’anticchia meno ignorante di voi. In calce comunque vi metto un po’ di siti utili per approfondire il tema della pensione complementare.

So' Mmario! aprimi tutto

In breve: il fondo pensione integrativo (o complementare) è un fondo volontario che investe i vostri versamenti e il TFR per darvi una pensione in più rispetto a quella INPS. Il vantaggio è fiscale: versamenti deducibili fino a 5.300€ l’anno dal 2026, rendimenti tassati al 20% invece del 26% e un’aliquota in uscita dal 15% al 9%. Se il vostro contratto prevede il contributo del datore, aderire al fondo negoziale conviene quasi sempre. In cambio i soldi restano bloccati fino alla pensione, salvo anticipazioni e riscatti, e alla fine potete prendere in capitale al massimo il 50%.

Cos’è un fondo pensione complementare o integrativo

Prima di tutto i termini fondo pensione complementare, fondo pensione integrativo o previdenza integrativa vogliono dire esattamente la stessa cosa cioè la possibilità di aprire un fondo pensione il quale andrà a integrare la pensione pubblica.

Il fondo è volontario, potete averlo o no, e in ogni momento potete cambiare i versamenti o bloccarli del tutto. Il TFR invece, una volta mandato nel fondo, non torna più in azienda.

Il denaro messo nel fondo verrà poi investito sui mercati finanziari per generare un rendimento nel corso del tempo. 

Ripassino se non sapete come funzionano le pensioni, compresa quella dell’INPS

Ci sono diversi tipi di fondi e grossolanamente possono essere divisi tra:

  • Fondo in forma collettiva o di categoria (aperto o chiuso)
  • Fondi individuali o fondo pensione aperto 
  • PIP (Piano Individuale pensionistico)

I primi sono specifici per alcuni tipi di CCNL e vengono spesso proposti dall’azienda in cui si lavora. Non sono quelli più efficienti ma hanno un vantaggio extra.

I fondi individuali invece sono aperti a tutti ma per accedervi dovete muovervi in autonomia scegliendo tra i mille gestori di fondi presenti nel mercato italiano. 

I PIP erano una buona idea e si sono trasformati in uno degli strumenti finanziari più cari del mondo, se potete evitateli.

Come un po’ in tutti gli stati del mondo (tipo in America con il 401k o il Roth IRA) in Italia esistono una serie di agevolazioni fiscali che rendono le pensioni integrative un investimento interessante sul lungo termine.

Non è sempre vantaggioso e non vale per tutti, ma è qualcosa che merita lo studio.

I vantaggi del fondo pensione integrativo

Ci sono varie ragioni per cui può valere la pena fare dei versamenti su un fondo pensione integrativo. I vantaggi della previdenza complementare sono di quattro livelli: aliquota agevolata sugli investimenti e sul TFR, deducibilità dei versamenti e, ma vale solo per certe aziende, contribuzione obbligatoria del datore di lavoro.

Aliquota sostitutiva agevolata

Invece delle classiche aliquote IRPEF i fondi complementari hanno una tassazione agevolata al momento del riscatto, determinata dal numero di anni di anzianità nel fondo.

Occhio che anzianità non vuol dire anni di versamenti ma semplicemente da quanto tempo è aperto quel fondo, anche se non contribuite al fondo.

L’aliquota è del 15%, fino al 15° anno di iscrizione e poi diminuisce dello 0,3% per ogni anno aggiuntivo fino a un’aliquota minima del 9%, che si raggiunge dopo 35 anni.

A questo bisogna aggiungere che i rendimenti sono tassati ogni anno con aliquote in misura ridotta: 20% in generale e 12,5% sulla parte investita in titoli di Stato.

Considerando che le plusvalenze finanziarie sono tassate al 26% su azioni ed ETF azionari…

Il TFR nel fondo pensione vince su quello tenuto in azienda

Ogni anno il dipendente matura il TFR, acronimo di trattamento di fine rapporto, per una percentuale pari al 6,91% della propria RAL.

Questi soldi vengono accantonati dall’azienda e consegnati come liquidazione alla fine del rapporto di lavoro con una rivalutazione del 1,5% fisso + il 75% dell’inflazione annuale e vengono tassati con l’aliquota media degli ultimi 5 anni, il cui minimo è il 23%.

Oltre a togliere la vostra liquidazione dalle mani zozze delle piccole PMI italiane se versate il TFR in un fondo pensione integrativo otterrete un bello sconto di tasse, da un massimo del 15% sino al 9% oltre, si spera, un maggior rendimento.

Nel fondo va il TFR che maturate dopo l’adesione. Quello già accumulato resta in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS nelle aziende più grandi) e si può spostare nel fondo solo se il datore di lavoro è d’accordo.

Dal 1° luglio 2026 per i neoassunti del settore privato c’è l’adesione automatica: se entro 60 giorni dall’assunzione non dite nulla, il TFR finisce nel fondo negoziale previsto dal vostro contratto, insieme ai contributi vostri e del datore. Se volete lasciarlo in azienda o mandarlo in un altro fondo dovete dirlo voi entro quel termine (lo spiega il Ministero del Lavoro).

Per capire quanto vi conviene davvero con la vostra busta paga ho fatto un calcolatore: prende lo stesso TFR e confronta quanto vi resta netto alla pensione se lo lasciate in azienda o se lo mandate nel fondo, con i rendimenti medi COVIP 2016-2025 e le tasse finali delle due strade. Il contributo del datore resta fuori dal conto: se vi spetta, è tutto in più a favore del fondo.

Deduzione dei versamenti nel fondo pensione

I dipendenti di un'azienda possono al momento della compilazione del 730 inserire in deduzione i versamenti fatti nel fondo integrativo durante l'anno fino a un massimo di 5.300€, contando anche il contributo del datore di lavoro (il limite è salito dal 2026, prima era 5.164,57€).

Gli oneri deducibili abbassano il reddito complessivo e, di conseguenza, l'imponibile fiscale su cui vengono calcolate le vostre tasse. In parole povere pagate meno tasse e vi verrà rimborsata una cifra all'incirca pari alla vostra ultima aliquota Irpef.

Diciamo (a cazzo) che avete versato 5.000€ nel fondo complementare e l'aliquota è del 33%:

5.000€ * 33% = 1.650€

Nella busta paga del rimborso del modello 730 vi verranno quindi restituiti 1.650€.

Facendo un calcolo di deducibilità del fondo pensione a fronte di 5.000€ di versamenti previdenziali avrete in realtà messo solo 3.350€. In particolari condizioni inoltre è possibile estendere questo limite con una deducibilità extra sui fondi pensione. Se ti serve fare il calcolo qui trovi anche il calcolatore extra deducibilità fondo pensione.

Puoi usare questo file excel per calcolare la deducibilità fiscale del fondo pensione che ho messo a disposizione gratuitamente.

Purtroppo ciò non vale per le partite iva  forfettarie. Visto il nostro particolare modello di tassazione per liberi professionisti questi non possono mettere in deduzione i fondi di previdenza complementare.

È vero, si recuperano in parte i versamenti con una detassazione al momento del riscatto ma si perdono grande parte dei vantaggi tipici per un dipendente. Diverso è il caso per le partite iva in regime ordinario invece.

Soliti sfigati noi P.I... ma se siete dipendenti i vantaggi non sono finiti.

Contribuzione da parte del datore di lavoro

Nel caso siate dei dipendenti in un'azienda con un fondo pensione in forma collettiva il datore di lavoro potrebbe essere costretto a fare il "match" dei vostri contributi.

Al versamento di una cifra minima il datore di lavoro dovrà versare sul vostro fondo personale una contribuzione pari a una percentuale massima fissata dal contratto, in genere compresa tra lo 0,5% e il 4%.

La percentuale varia perché dipende dagli accordi di categoria.

Eppure vi sento che dite:

"Ma quindi se io verso 500 euro lui ne mette solo 5€ con il suo 1%? Che poracciata!"

No, miei volubili impertinenti a cui è morta l'insegnante di matematica a 7 anni.

La percentuale non è calcolata sul vostro versamento annuale ma sulla vostra RAL (reddito annuo lordo), è un po' diverso, nevvero?

Però facciamo un esempio così sono più chiaro.

Diciamo che abbiate una RAL di 30k annui e il datore sia costretto a contribuire con l'1%, il minimo scatta quando anche voi avete fatto versamenti pari all'1% della RAL.

Avete deciso di versare 150€ al mese nel fondo (pulciari) e al secondo mese avrete raggiunto quindi 300€ di contributi totali, esattamente l'1% del vostro stipendio lordo. 

A quel punto scatta la contribuzione obbligatoria: il datore di lavoro è costretto a versare altri 300€ sul vostro fondo.

Al secondo mese avrete 600€ versati sul vostro personale fondo pensione complementare a fronte di solo 300€ messi di tasca vostra.

Ma non è finita!

Avete presente la deduzione?

600€ * 23% = 138€

Non solo avete 600€ sul fondo, non solo 300€ ve li ha versati l'azienda ma vi beccate pure 138€ di deduzione sulla dichiarazione dei redditi.

Alla fine avrete sganciato appena 162€!

E quei soldi sono investiti eh, maturano rendimenti!

Calcolo della deduzione del fondo pensione

Puoi usare questo calcolatore per la deducibilità del fondo pensione per comprendere il risparmio fiscale.

Nel caso tu abbia un fondo pensione aperto senza contributo datoriale compila solo la RAL e i versamenti annui, se invece la tua azienda prevede un contributo attiva l'interruttore e inserisci le due percentuali.

Ricordati che ogni anno puoi dedurre al massimo 5.300€, contributo del datore compreso (il TFR non conta).

Come vengono investiti i soldi del fondo pensione integrativo?

Il denaro che versate nel fondo pensione genera un rendimento nel tempo perché non viene lasciato a marcire ma è investito in borsa.

Al momento dell'apertura del fondo infatti dovrete scegliere uno o più tipi di portafogli modello tra quelli offerti dal gestore, in generale un mix tra azioni e obbligazioni.

L'offerta è molto varia in quanto ogni gestore di fondi pensione ha la sua strategia e i suoi prodotti. La maggior parte dei fondi hanno piani con al massimo il 60% di azioni ma alcuni, come Allianz, offrono linee quasi 100% azionarie.

Facendo una sintesi estrema in generale i piani con una percentuale più alta di azioni sono considerati più aggressivi mentre quelli con obbligazioni più prudenti. La strategia è quella di avere una percentuale maggiore di azioni quando si è giovani e poi, prossimi alla pensione di aumentare l'esposizione alle obbligazioni nel portafoglio.

Occhio però. Se siete abituati a un broker o a un ETF non pensate che con i FP si investa come su borsa italiana. Voi scegliete solo il tipo di portafoglio e poi non sapete effettivamente quali prodotti ci siano dentro.

Qui purtroppo cominciano a venire i primi nodi al pettine di un fondo pensione integrativo. I gestori infatti non sono tenuti a comunicare come lo gestiscono... perlomeno a voi e anche se fate esplicita richiesta!

Alcuni, tipo Amundi o Allianz, hanno almeno la decenza di comunicare il benchmark di riferimento ma anche leggendo i KIID è impossibile capire cosa facciano davvero con il denaro versato.

L'altro grande problema sono i costi di gestione. Tra fondi aperti e PIP è molto difficile trovare prodotti con un TER minore dell'1%, e se hanno in pancia i PIR si hanno prodotti con un rapporto sproporzionato tra costi/rendimento. Esiste però un indice dei costi, conosciuto negli ETF come TER, che nei Fondi pensione si chiama ISC (Indicatore Sintetico di Costo) il quale comprende tutti i costi di gestione del fondo, o quasi.

Potete vedere i costi dei singoli gestori su questo comparatore.

In ogni caso il costo medio di gestione dei fondi pensione secondo l'apposita commissione di vigilanza (Covip) è di:

PIPFONDI PENSIONE APERTIFONDI NEGOZIALI
2,17%1,36%0,47%
ISC medio a 10 anni, dati COVIP riferiti al 2025

Invece per quanto riguarda il rendimento medio dei fondi complementari il rendimento delle linee bilanciate degli ultimi dieci anni è di:

PIPFONDI PENSIONE APERTIFONDI NEGOZIALI
1,9%2,9%2,7%
Rendimenti medi annui 2016-2025 delle linee bilanciate, netti di costi e tasse, dati COVIP

Non si dovrebbero considerare i fondi pensione complementare come un investimento, lo so. Anzi è un bene siano conservativi in quanto hanno in mano il vostro futuro, però l'oscurità con cui vengono gestiti non è piacevole.

In generale un fondo pensione è conveniente grazie alle agevolazioni fiscali ma se siete in una situazione ibrida fatevi i conti per bene, ad esempio guardate questo confronto PAC vs Fondo Pensione:

Se volete farvi i conti con i vostri numeri, qui sotto trovate il mio calcolatore: confronta il fondo pensione con un portafoglio 60/40 in ETF a parità di soldi usciti dalle vostre tasche. Scegliete fondo e comparto con i rendimenti COVIP a fine 2025, la vostra aliquota IRPEF e l'eventuale contributo del datore.

Quanto versare nel fondo pensione: esempio con 50 e 100 euro al mese

Non esiste una cifra giusta per tutti, ma ci sono due soglie da tenere a mente. La prima è il minimo per avere il contributo del datore, se il vostro contratto lo prevede: sotto quella quota lo perdete. La seconda è il tetto di 5.300€ l'anno deducibili, contributo del datore compreso: oltre quello non risparmiate più tasse oggi.

Per capire cosa succede con cifre piccole ho fatto una stima: 30 anni di versamenti al rendimento medio dei fondi negoziali bilanciati nel 2016-2025, cioè il 2,7% netto l'anno secondo la relazione COVIP, senza contributo del datore e senza quota associativa, con un'aliquota IRPEF del 23%.

  • Con 50€ al mese (600€ l'anno) versate 18.000€ e nel fondo ne trovate circa 27.200€, cioè circa 25.300€ dopo il 10,5% di tasse in uscita. Lo Stato vi restituisce 138€ l'anno, quindi di tasca vostra escono circa 13.900€
  • Con 100€ al mese (1.200€ l'anno) versate 36.000€ e nel fondo trovate circa 54.400€, circa 50.600€ dopo le tasse in uscita, con 276€ l'anno di rimborso IRPEF

È una stima, non una promessa: i rendimenti passati non dicono nulla su quelli futuri. In più almeno metà di quella cifra alla pensione diventa una rendita, il cui importo mensile dipende dall'età e dai coefficienti del vostro fondo. Per i vostri numeri usate i calcolatori qui sopra.

Anticipazioni, riscatti ed erogazione del fondo pensione complementare

Andiamo al dunque perché la domanda che vi farete ora è: ma i versamenti quando posso ritirarli? E come? E se ho bisogno di un anticipo come faccio?

Aho, piano con le domande che l'argomento è complesso e pieno di sfaccettature.

Anticipazioni del fondo pensione

In alcuni casi i versamenti fatti sul fondo pensione possono essere ritirati anticipatamente.

Il come e quando farlo è uguale alla policy del TFR, ovvero:

  • Spese sanitarie - In qualsiasi momento a causa di spese sanitarie dimostrabili a seguito di gravi problemi di salute personali o di un famigliare è possibile richiedere il 75% dei versamenti maturati
  • Acquisto o ristrutturazione prima casa - Fino a un massimo del 75% della posizione individuale e dopo 8 anni di anzianità per l'acquisto della prima casa per sé o per i figli
  • Ulteriori esigenze - Fino al 30% e dopo 8 anni di anzianità

Nei primi due casi è richiesta una documentazione che confermi la necessità, nell'ultimo caso no. La tassazione varia a seconda dell'anticipo richiesto, per le spese sanitarie è un'aliquota che varia a seconda del periodo di anzianità sul fondo (quindi tra 15% e 9%) mentre negli altri due casi è fissa al 23% (anche se non tutto è tassato tipo i rendimenti e costi non dedotti).

Motivo% MaxAnzianitàTassazione
Spese Sanitarie75%In qualsiasi momentoTra 15% e 9%
Acquisto o ristrutturazione prima casa75%8 anni23%
Altre esigenze30%8 anni23%

Riscatto anticipato

Il fondo pensione integrativo permette anche la possibilità di riscatto anticipato a condizione di una disoccupazione superiore ai 12 mesi.

  • Riscatto parziale (50%) - Possibile nel caso si sia disoccupati tra i 12 e 48 mesi.
  • Riscatto totale (100%) - Per chi vive un periodo di disoccupazione superiore ai 4 anni o nel caso di invalidità permanente, dimissioni, cambio lavoro o morte dell'intestatario. 

L'aliquota del riscatto è la solita determinata dall'anzianità nel fondo. Se però si richiede il riscatto totale per dimissioni volontarie, cambio lavoro o licenziamento l'aliquota è al 23%.

Esiste anche un'altra formula di riscatto chiamata RITA, spesso usata come una sorta di F.I.R.E alla matriciana.

Se avete smesso di lavorare e vi mancano al massimo 5 anni alla pensione di vecchiaia (con almeno 20 anni di contributi), oppure siete inoccupati da più di 24 mesi e ve ne mancano al massimo 10, potete attivare questa opzione, purché abbiate almeno 5 anni di partecipazione ai fondi: i vostri versamenti vengono distribuiti con un pagamento frazionato fino alla pensione di vecchiaia INPS, con la stessa aliquota agevolata dal 15% al 9%.

Rendita vitalizia e capitale

Se siete ancora vivi dopo questa sequela di informazioni noiosissime, complimenti! 

Avete un corpo temprato e arriverete vivi a godervi il vostro fondo pensione integrativo, urrà!

La rendita complementare andrà quindi a unirsi, con dei pagamenti mensili, alla pensione pubblica maturata. Da bravi taccagni starete pensando a che età vi verranno restituiti tutti i versamenti fatti... all'incirca a 90 anni.

Ora ambisco che tutti viviate fino a quell'età ma questo è il motivo per cui molti, al momento della pensione, attivano una clausola di riscatto.

Al momento del raggiungimento dell'età pensionabile si può richiedere subito fino al 50% in capitale (la Legge di Bilancio 2026 l'aveva alzato al 60% dal 1° luglio 2026, ma la legge 112/2026 l'ha riportato al 50% prima che partisse, come riporta il Ministero del Lavoro), mentre il 100% del capitale solo tramite un astruso calcolo che non ho capito ma è questo:

Convertendo il 70% della posizione individuale, si abbia una rendita annua di importo inferiore al 50% dell’assegno sociale. [...] A titolo indicativo, per superare tale soglia un uomo di 60 anni deve avere oltre 100.000 euro maturati. Una donna di 60 anni deve avere oltre 125.000 euro maturati.

Fonte

In sostanza si può chiedere indietro tutto solo se la rendita che otterreste convertendo il 70% del capitale accumulato è inferiore al 50% dell'assegno sociale, cioè 3.550,56€ l'anno nel 2026.

Dal 1° luglio 2026 la parte che non prendete in capitale non deve per forza diventare una rendita a vita: potete scegliere anche una rendita a durata definita o dei prelievi liberi e, dal 31 ottobre 2026, l'erogazione frazionata in almeno 5 anni.

Proprio per evitare di raggiungere certi massimali in molti decidono di aprire più fondi complementari tenendo ogni posizione sotto quella soglia, che a seconda dell'età e dei coefficienti del fondo vale più o meno 100 mila euro, per poter riscattare pienamente tutte le cifre versate.

Pro e contro del fondo pensione integrativo

Come avrete capito da questo mostro immondo di articolo il tema della previdenza integrativa è molto complesso e con mille sfaccettature.

Vista la situazione instabile della pensione pubblica italiana sul lungo periodo può essere un importante investimento sul vostro futuro, le numerose agevolazioni poi lo rendono interessante anche sulla questione investimento.

Questo ovviamente per chi è un dipendente, se siete dei liberi professionisti potreste comunque farlo ma senza fruire dei maggiori benefici dati dalla deducibilità dei versamenti. In realtà per i forfettari (ma dovete studiarvela bene) esiste una sorta di compensazione al riscatto: un'esenzione fiscale per i versamenti non dedotti.

Il problema però è che le agevolazioni statali sono delle leggi, e come tali possono essere modificate nel tempo. L'attuale normativa potrebbe non essere la stessa tra 20 o 30 anni.

Una piccola variazione potrebbe rendere meno conveniente aprire un fondo pensione integrativa e questo a causa degli alti costi di gestione che mitigano gli effetti miracolosi dell'interesse composto. Allo stesso modo gli strumenti finanziari utilizzati (che non si conoscono!) hanno dei rendimenti attesi minori di un indice azionario passivo.

A mio modesto parere comunque i dipendenti che hanno a disposizione un fondo negoziale con contribuzione del datore del lavoro dovrebbero correre a massimizzare questo vantaggio. Si tratta letteralmente di free money, cazzo acchiappate tutto.

Per quanto riguarda i miei colleghi partita iva invece fornisco un consiglio. Vale in particolare se siete ancora indecisi sul percorso della vostra carriera.

Seguite il consiglio del Sig. Carlo di Incassaforte:

Aprite un fondo aperto, fate un versamento ridicolo e poi lasciatelo così. Se non lo usate amen, se invece un giorno doveste diventare dipendenti in un'azienda avrete maturato nel tempo anni di anzianità utili per abbassare l'aliquota al momento del riscatto o della rendita vitalizia.

Domande frequenti sul fondo pensione integrativo

Qual è la differenza tra fondo pensione e pensione integrativa?

Il fondo pensione è il mezzo per raggiungere un fine, ovvero la pensione integrativa. Con questo termine si intende la pensione complementare a quella pubblica garantita dall'INPS.

Il fondo pensione è detraibile?

No, i versamenti al fondo pensione sono deducibili, non detraibili. La deduzione abbassa il reddito su cui si calcola l'IRPEF, la detrazione invece toglie una cifra direttamente dall'imposta. In pratica risparmiate tasse pari alla vostra aliquota IRPEF più alta su quanto versate, fino a 5.300€ l'anno.

Posso dedurre i versamenti se sono una partita iva?

Se sei una partita iva in regime ordinario puoi dedurre i versamenti volontari, se invece sei una partita iva forfetaria non puoi dedurre.
In questo caso le deduzioni non sfruttate (e segnalate anno per anno) verranno recuperate al momento del ritiro del capitale. In sostanza se hai sempre versato ma non dedotto non pagherai alcuna tassazione sul capitale versato.

Se scelgo di avere il TFR nel fondo pensione lo posso mandare in deduzione?

No, se scegli di tenere il TFR dentro il fondo pensione integrativo questo non alimenta il massimale di deduzione di 5.300€ ma fa un campionato a parte.

Posso fare versamenti sul fondo superiori al massimale di deduzione?

Sì, puoi versare sul fondo pensione anche mille miliardi ma solo i primi 5.300€ l'anno, contributo del datore compreso, potranno essere dedotti dal tuo imponibile. La parte in più comunicala al fondo entro il 31 dicembre dell'anno dopo, così non la paghi di nuovo quando la ritiri.

Posso fare un trasferimento di fondo pensione?

Sì, puoi trasferire la posizione da un fondo a un altro. Il trasferimento non è tassato, al massimo alcuni fondi chiedono una piccola spesa fissa. Se è volontario bisogna aspettare 2 anni di partecipazione, se è dovuto a un cambio di lavoro invece è libero. Trovi i passaggi nella guida al trasferimento del fondo pensione.

Quale linea di investimento dovrei scegliere per il fondo pensione?

Generalmente è consigliabile investire in comparti più spinti verso l'azionario quando si è giovani. Questo per aumentare i rendimenti e accrescere il capitale. A 10/15 anni dalla pensione si può invertire l'accumulo con comparti che hanno un maggior numero di obbligazioni. Alcuni fondi prevedono l'opzione lifecycle che effettua questa rotazione in automatico.

Cosa succede al TFR maturato in azienda?

Nel fondo pensione va solo il TFR maturato dopo l'adesione. Quello già accumulato resta in azienda, o al Fondo di Tesoreria INPS nelle aziende più grandi, e si può spostare nel fondo solo con l'accordo del datore di lavoro.

Posso dedurre il fondo pensione di figlio o moglie?

Sì, se sono fiscalmente a carico potete dedurre anche quanto versate nel loro fondo pensione. Quei versamenti però rientrano nello stesso tetto di 5.300€ l'anno che vale per i vostri.

Quali sono i fondi pensione più grandi in Italia?

Esistono molti fondi di categoria in Italia. Tra i più famosi ci sono Cometa, Fon.Te. e Perseo Sirio: sono fondi chiusi, dedicati ad alcune categorie di lavoratori e ognuno ha le sue caratteristiche. Tra i fondi aperti i più noti sono Allianz Insieme e Amundi SecondaPensione.

Cosa succede se fallisce un gestore di fondi pensione?

Il patrimonio del fondo pensione è separato da quello della società che lo gestisce e i titoli sono custoditi da una banca depositaria, quindi i creditori del gestore non possono toccarlo e il gestore non può usare i tuoi versamenti per le sue spese. Se il gestore va in crisi o viene liquidato, la tua posizione si può trasferire a un altro fondo.

Posso dedurre il TFR versato nel fondo pensione?

No, non puoi dedurre il TFR versato nel fondo pensione: gli unici soldi deducibili sono i tuoi versamenti volontari e il contributo del datore, fino a un massimo di 5.300€ l'anno.

Posso ritirare del denaro anticipatamente e poi riversarlo negli anni successivi?

Nel caso tu abbia bisogno di ritirare del denaro (ad esempio per l'acquisto della prima casa) puoi chiedere un'anticipazione seguendo quanto già scritto nell'articolo. Negli anni successivi puoi, senza nessuna penalità, riversare parte (o tutta) la cifra.

Posso cambiare gestore del fondo pensione complementare?

Puoi cambiare il gestore del fondo pensione dopo due anni di anzianità. Dovrai fornire al nuovo gestore le coordinate del primo fondo e poi loro penseranno alla portabilità che consiste nel: vendere i titoli della precedente posizione e comprare quelli della nuova a seconda del comparto scelto. Nel passaggio viene mantenuta l'anzianità contributiva accumulata, quindi se hai 2 anni di anzianità partirai da 2 anni e non da 0.

Ogni quanto si può cambiare il comparto del fondo pensione?

Generalmente ogni anno è possibile cambiare una volta il tipo di comparto del fondo pensione.

Cosa vuol dire comparto del fondo pensione?

Il comparto del fondo pensione è l'asset allocation (o il portafoglio) dei tuoi titoli, cioè come vuoi investire i tuoi soldi. Quindi è il bilanciamento tra azioni e obbligazioni in tuo possesso. Un comparto prudente è quello con più obbligazioni, mentre uno più aggressivo è quello con più azioni.

Quanto versare nel fondo pensione al mese?

Almeno quanto serve per avere il contributo del datore, se il tuo contratto lo prevede. Oltre quella soglia dipende da quanto puoi tenere bloccato fino alla pensione: il massimo che conviene fiscalmente è 5.300€ l'anno, circa 440€ al mese, contributo del datore compreso.

Come si inseriscono i versamenti al fondo pensione nel 730?

Se versi tramite busta paga, il datore di lavoro li deduce già e li trovi nella Certificazione Unica. Se fai versamenti volontari per conto tuo, li inserisci nel quadro E del 730, rigo E27, e il rimborso arriva con lo stipendio o la pensione dei mesi successivi.

Cosa cambia per il fondo pensione dal 2026?

Il tetto deducibile sale a 5.300€ l'anno. Dal 1° luglio 2026 i neoassunti del settore privato aderiscono in automatico al fondo del loro contratto se non scelgono entro 60 giorni e arrivano nuove forme di erogazione: rendita a durata definita, prelievi liberi e, dal 31 ottobre 2026, erogazione frazionata. La quota prendibile in capitale resta al 50%.

Conclusioni: guida ai fondi pensione

Ve l'ho detto mille volte e in questo caso è ancora più importante farlo vista la sensibilità del tema: prendete quello che scrivo sempre con il dovuto raziocinio.

Sono solo un pirla qualsiasi e non un consulente finanziario, al netto che esistano anche consulenti pirla.

Quindi se avete consiglio o notate errori scrivete nei commenti in modo da lasciare la guida perfetta per la pensione complementare al web italico!

Parlando della mia incapacità vi consiglio qualche approfondimento.

Se state cercando un fondo pensione più conveniente potete fare un preventivo su Propensione mentre nel caso vogliate informazioni supplementari, guide o seguire l'esperienza delle community questi sono alcuni link utili:

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FONTE IMMAGINE: Foto di Joey Kyber

About the Author

Vittorio

Fondatore e autore

Sono Vittorio, un povero come te che dal 2019 prova conti, carte e broker e cerca di capire il mondo del risparmio e degli investimenti. Ne parlo qui su Finanza Cafona e sul podcast Too Big To Fail. Non ho studi economici e non sono un consulente finanziario: controllo ogni dato sulle fonti ufficiali e ti dico come la penso. Alcuni link sono affiliati, ma non cambiano i giudizi.

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