Quasi tre anni fa scrissi grazie all’aiuto del mio amico Alberto un articolo in cui spiegavo la nuova normativa DAC7 dell’Unione Europea.
Questa ha imposto delle direttive di trasparenza fiscale per i negozi online (come Ebay, Vinted, Wallapop ma pure Booking e Airbnb). In sostanza il negozio doveva raccogliere i dati dell’iscritto e contare il numero di transazioni (massimo 30) e ricavi fatti (massimo 2000€) durante l’anno. Nel caso il venditore superasse uno di questi due target la piattaforma dovrà chiedere spiegazioni all’iscritto e fare una segnalazione alla agenzia fiscale nazionale.
Dopo anni molti giornali si sono svegliati ed hanno scoperto sta cosa, peraltro copiando a man bassa il mio articolo.
La notizia è tornata d’auge perché il recente rapporto Eurispes “Il Fisco nel mondo virtuale” ha lanciato un messaggio chiaro: non basta più affidarsi solo alle soglie dei 30 oggetti o dei 2.000 euro.
Il Fisco, forte anche delle sentenze della Cassazione (21/03/2025 n. 7552), analizzerà la frequenza, professionalità e durata nel tempo delle transazioni.
Non esisteranno più i soliti due target del DAC7 ma se vendete spesso e con una certa organizzazione, scatta il rischio di impresa cioè dovete aprire la partita iva e pagare le tasse come commerciante.
Secondo Eurispes definire questi passaggi nel mondo digitale è persino più facile in quanto è rilevante solo l’abitualità per definire se siete normali venditori privati o commercianti.
Il report inoltre avverte quei privati che conducono una micro impresa in questa maniera: rischiate controlli rafforzati anche perché gli strumenti a disposizione del fisco sono sofisticati con controlli incrociati tra marketplace, coordinate bancarie, profili social e modalità di spedizione.
L’obiettivo? Scovare chi evade usando il paravento dell’usato online e assicurare parità fiscale tra acquisti sul web e tradizionali.
Secondo il report il fenomeno del commercio online “ibrido” lì a metà tra hobby, svuota cameretta e micro business è in ascesa anche grazie a piattaforme come Vinted e Wallapop e quindi serve una normativa più chiara, evitando i grigi comuni alle nostre normative fiscali.
L’ultimo consiglio di Eurispes è a voi lettori: se vendete usato davvero occasionalmente non avete nulla da temere, ma se la vostra attività comincia a macinare compravendite e ricavi… meglio informarvi, perché prima o poi ve beccano.
SUGGERIMENTI PER APPROFONDIRE
- Il Report di Eurispes
- Sentenza Cassazione 21/03/2025 n. 7552
- Come funziona la vendita di oggetti usati tra privati
- Usare Wallapop
- Tasse con il forfettario
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