Qualche anno fa è venuto a mancare mio nonno, ultimo tra tutti i nonni.

Oltre alla tristezza ci siamo dovuti mettere lì a capire come fare la successione, controllare le carte e decidere cosa fare della sua casa.

Alla fine l’abbiamo venduta, nel frattempo ho imparato un po’ di cose sull’eredità. Di come corrano voci assurde sul trasferire denaro tra parenti e di come bancari o consulenti si approfittino di momenti di debolezza per vendere prodotti de merda.

Mi sembra il caso di fare un po’ di chiarezza sulla cosa, magari risparmiate tempo.

Le tasse di successione di Italia

L’eredità è uno di quei temi che si affronta sempre in ritardo.

Il problema è che il sistema fiscale italiano ha regole precise su quando si pagano le tasse e quando no, chi è esonerato dalla burocrazia e chi no.

Partiamo dall’inizio.

Tasse di successione per i familiari stretti

La buona notizia arriva subito: la maggior parte delle eredità tra familiari stretti non genera nessuna imposta di successione, grazie alle franchigie.

Queste franchigie comprendono i valori di tutti i beni ereditati come cash, titoli di investimento (eslusi BTP e polizze vita), immobili e altri beni fisici

  • Per coniuge e parenti in linea diretta (genitori, figli, nipoti diretti) ogni erede ha una franchigia di successione di 1.000.000 di euro. Se l’eredità è sotto questa soglia non si paga nessuna imposta di successione.
  • Se chi eredita è un persona con disabilità grave certificata ai sensi della Legge 104/1992, la tua franchigia sale a 1.500.000 euro indipendentemente dal grado di parentela con il defunto.
  • I titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT, CTZ) non rientrano nella base imponibile dell’imposta di successione: se il defunto aveva BTP in portafoglio, quegli asset passano agli eredi senza tassazione successoria. A differenza di altri beni, i titoli di stato non concorrono proprio alla franchigia.
  • Come per i titoli di stato italiani le polizze vita con beneficiario designato non fanno parte dell’asse ereditario: il capitale arriva direttamente al beneficiario, fuori dalla successione.

In un caso non sei nemmeno obbligato a presentare la dichiarazione di successione: quando l’eredità va a coniuge o parenti in linea diretta, il valore netto non supera 100.000 euro e non ci sono immobili o diritti reali immobiliari.

Per chi invece supera queste franchigie si applica il 4% solo sulla parte eccedente.

Se un genitore ti lascia 1.200.000 euro, paghi il 4% su 200.000 euro: 8.000 euro di imposta. Non è poco in assoluto, ma su 1,2 milioni è comunque una tassazione bassa.

Tasse eredità per parenti non stretti (fratelli, sorelle, zii e nessuna parentela)

Fuori dalla cerchia dei parenti meno stretti, le cose cambiano.

Per quanto possa sembra assurdo i fratelli non sono considerati parenti stretti.

Fratelli e sorelle pagano il 6% sulla parte eccedente una franchigia di 100.000 euro per ciascuno. Se quindi erediti 180.000 euro da fratello o sorella, la base imponibile è 80.000 euro e l’imposta è 4.800 euro.

Per gli altri parenti fino al quarto grado (zii, nipoti collaterali, cugini di primo grado) l‘aliquota è sempre il 6%, ma senza nessuna franchigia in quanto paghi l’imposta di successione sull’intero valore ereditato.

Se invece non c’è nessun legame di parentela niente franchigia e aliquota all’8%.

Tabella riepilogativa tasse di successione

Chi ereditaFranchigiaAliquota
Coniuge / linea diretta1.000.000 € per erede4%
Fratelli / sorelle100.000 € per erede6%
Altri parenti fino al 4° gradoNessuna6%
EstraneiNessuna8%
Disabili (Legge 104/1992)1.500.000 €Variabile

Cosa succede se erediti una casa?

Se l’eredità è solo cash non ci sono problemi: si divide la cifra per gli eredi, si pagano le spese o i debiti del defunto e, se la cifra supera la franchigia, si pagano le tasse.

Questo al netto di possibili cause, spesso improbabili, di parenti serpenti.

Quando però all’interno dei beni ereditati ci sono degli immobili ecco esserci altre due imposte:

  • Imposta ipotecaria (2% sul valore catastale)
  • Imposta catastale (1% sul valore catastale)

Se erediti l’appartamento come “prima casa”, entrambe le imposte si riducono a una quota fissa di 200 euro ciascuna, per un totale di 400 euro fissi. Un risparmio concreto rispetto alle percentuali sul valore catastale.

Tre esempi di successione ereditaria con i numeri

Immaginiamo tre scenari di eredità così mi segui in questi ragionamenti non proprio felici.

  • Genitore e figlio unico erede. Il padre lascia un appartamento con valore catastale di 120.000 euro e 80.000 euro sul conto corrente. Il totale dell’eredità è di 200k sotto la franchigia per gli eredi diretti pari a 1 milione d’euro e quindi con imposta di successione pari a 0€. I soldi possono essere spostati anche con un semplice bonifico. Nel caso il figlio non abbia una prima casa accede anche all’agevolazione e deve pagare solo 400 euro fissi di imposte ipotecaria e catastale.
  • Due fratelli che ereditano. Entrambi ricevono 200.000 euro dal fratello maggiore. Ogni fratello ha una franchigia di 100.000 euro: l’imposta è il 6% su 100.000 euro, cioè 6.000 euro a testa.
  • Un lascito testamentario a un amico Ti lascia 50.000 euro per testamento. Nessun legame di parentela, nessuna franchigia, aliquota 8% e quindi imposta di 4000€

Come si fa la dichiarazione di successione

Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la riforma dell’imposta di successione (D.Lgs. 139/2024) che prevede una importante novità: il sistema passa all’autoliquidazione.

In passato Agenzia delle Entrate calcolava l’imposta e inviava il conto agli eredi. Ora è l’erede a dover fare i conti, compilare il Quadro EF della dichiarazione di successione e versare tramite F24.

Per importi pari o superiori a 1.000 euro è possibile rateizzare: si versa almeno il 20% subito e il resto in rate trimestrali. Se devi pagare una cifra sotto i 20000 euro di imposta puoi fare massimo 8 rate trimestrali mentre se paghi più di 20.000 euro puoi fare fino a 12 rate.

Occhio a fare i conti perchè l’occhio di Sauron ci vede benissimo.

Tornando alla dichiarazione di successione questa deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di decesso in via telematica sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Può presentarla il singolo erede (anche uno per gli altri), un commercialista o un CAF su delega. Tutti gli eredi restano però solidalmente responsabili per il pagamento dell’imposta.

Quando ha senso la rinuncia all’eredità

Esiste come opzione la rinuncia all’eredità.

In genere è un calcolo economico: se il defunto ha lasciato più debiti che beni, accettare l’eredità è un pessimo affare. Legalmente, la rinuncia va formalizzata davanti al notaio o al Tribunale del luogo dove il defunto era residente.

Se sei già in possesso dei beni del defunto, hai solo 3 mesi dalla morte per rinunciare. Se non hai preso possesso di nulla, hai fino a 10 anni di tempo.

Occhio però a non fare il furbo. Qualsiasi azione interpretabile come accettazione tacita (tipo svuotare un conto, vendere un oggetto, pagare un debito del defunto) rende la rinuncia impossibile.

Donazioni in vita e successione

Una delle leggende più diffuse sull’eredità è:

Se tuo padre ti ha già donato dei soldi da vivo, quei soldi vengono contati insieme all’eredità e ti mangiano la franchigia.

Fino al 2024 era effettivamente così, si chiamava coacervo successorio ma dal 1° gennaio 2025 la legge è cambiata: il solito D.Lgs. 139/2024 ha abolito il coacervo successorio: le donazioni ricevute in vita dal defunto non si sommano più all’eredità per calcolare l’imposta di successione. Ogni trasferimento è fiscalmente autonomo.

Se quindi tuo padre ti ha donato in vita 300k per comprare casa e ti ha lasciato 800k in eredità dopo la morte con la legge precedente superavi la franchigià per i parenti stretti e avresti pagato il 4% sui 100k. Con le nuove modifiche invece non paghi nulla.

Bisogna però fare attenzione a dei passaggi:

  • Le donazioni consecutive tra le stesse persone continuano a cumularsi per il calcolo dell’imposta sulle donazioni. Per i parenti stretti funziona come l’eredità, franchigià di 1 milione di euro, 4% sull’eccesso. Se quindi tuo padre ti dona 600k nel 2023 e altri 600k nel 2025, la seconda donazione supera la franchigia da un milione e scatta il 4% su 200.000 euro. Il coacervo è abolito solo tra donazioni e successione, non tra più donazioni.
  • Dal punto di vista civile invece le donazioni contano ancora. Se ledono la quota legittima degli altri eredi, questi possono chiedere la riduzione. Se le donazioni che hai ricevuto in vita hanno ridotto la quota spettante agli altri eredi legittimi, questi possono chiedere la reintegrazione della loro parte. Questo è un tema separato dall’imposta di successione ma vale saperlo, specie se in famiglia ci sono situazioni complicate.

Faqs sulla successione e eredità in Italia

Quanto si paga di tasse su un’eredità tra genitori e figli?

Il 4% sulla parte che supera 1.000.000 euro per ogni erede. Sotto questa soglia, imposta di successione zero.

I soldi in banca rientrano nell’eredità?

Sì. Per i conti cointestati si presume che metà del saldo fosse del defunto; solo quella quota entra nell’asse ereditario. La banca blocca la parte del defunto fino alla dichiarazione di successione.

I BTP e gli altri titoli di Stato sono esenti dall’imposta di successione?

Sì. BOT, BTP, CCT e CTZ sono completamente esenti dall’imposta di successione, indipendentemente dal loro valore

La polizza vita rientra nell’asse ereditario?

No, il capitale viene erogato direttamente al beneficiario designato e non è soggetto all’imposta di successione, in quanto escluso dall’asse ereditario ai sensi dell’art. 12, lettera c, del D.Lgs. 346/1990.

Quanto tempo ho per presentare la dichiarazione di successione?

12 mesi dalla data del decesso. Dal 1° gennaio 2025 è obbligatorio calcolare e versare l’imposta in autonomia (autoliquidazione) tramite modello F24. Non esiste più dichiarazione cartacea.

Posso rinunciare all’eredità se ci sono troppi debiti?

Sì. Se non sei in possesso dei beni, hai fino a 10 anni dalla morte. Se li hai già, 3 mesi. Attenzione che accettare anche solo un oggetto equivale ad accettazione tacita.

Dal 2025 è cambiato qualcosa sulle tasse di successione?

Sì. Dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore il sistema di autoliquidazione (D.Lgs. 139/2024): l’erede calcola e paga l’imposta, non più l’Agenzia delle Entrate che invia il conto.

Conclusione sulle tasse su eredità

Parlare di sta roba non è entusiasmante, lo capisco.

Però la morte è certa, come la confusione mentale che si genera quando viene a mancare un caro e serve essere lucidi per gestire le mille pratiche connesse alla dipartita.

E mentre tu sei ovattato attorno non lo sono: dal prete che non può fare la celebrazione alle 13 (mi è successo davvero) sino al consulente che mente sulla possibilità di spostare i soldi in un bonifico e propone fantomatici fondi di investimento.

Quello che ho scritto nell’articolo è come funziona la legislazione sul tema, punto.

Per il resto nonno, volevo dirti che con la tua eredità ci ho fatto un +35% sui mercati in 2 anni. Eri un taccagno esagerato, magari sta cosa ti farà piacere!

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FinanzaCafona

Founder & Editor

Sono un povero come te che scrive la maggior parte degli articoli di questo blog. Non mi dare troppo retta perché sono un fesso senza studi economici o finanziari però, se vuoi, puoi amarmi.

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