L’articolo sul packing party, il metodo di decluttering estremo, ha fatto rinascere in me una serie di pensieri sugli oggetti che ci circondano.
Vivere con meno cose è davvero una rinuncia? O è una strategia finanziaria?
Mentre tutti corrono dietro all’ultimo smartphone, alla fotocamera nuova e ad accaparrarsi vestiti in saldo che rimarranno nell’armadio con le etichette non è invece meglio fare un downgrade?
Scegliere cioè deliberatamente di avere e comprare meno. Alla fine libera risparmi per altre cose e garantisce tempo in più e maggiore serenità.
Un po’ il dubbio mi è venuto perché sembra una di quelle robe assurde tipo la decrescita felice, molto di moda fino a qualche anno fa, ma… se avessi ragione?
I soldi fanno la felicità? Cosa dice la scienza?
L’Intelligenza Artificiale la uso per molte cose. Una tra queste è confutare o… “sconfutare” le mie convinzioni o fantasie.
Anche in questo caso mi sono messo a fare delle ricerche: vivere con meno fa bene? E in generale che correlazione c’è tra soldi e felicità?
Quanti soldi servono per essere felici?
La ricerca più solida disponibile è lo studio Killingsworth-Kahneman-Mellers nato proprio per risolvere una disputa tra due studi differenti.
Quello del 2010 di Kahneman e Deaton indicava un tetto di 75.000 dollari all’anno oltre il quale la felicità si appiattiva, mentre il lavoro del 2021 di Killingsworth mostrava una crescita continua della felicità con il reddito senza alcun limite.
Dall’incontro tra queste due menti, con la Mellers come giudice super partes, è nato questo nuovo studio: avevano ragione tutti e due. Il risultato, pubblicato nel 2023 su PNAS, mostra che in media redditi maggiori si associano a livelli crescenti di felicità, ma dentro questo trend esiste un gruppo infelice la cui felicità sale fino a circa 100.000 dollari annui e poi si appiattisce.
La lezione per chi vive con uno stipendio normale è doppia.
- Avere un margine economico conta. Il downgrade di oggetti serve proprio a crearlo con il risparmio anche mantenendo un reddito costante
- Se stai male, un oggetto nuovo non ti salva. Come ha detto lo stesso Killingsworth, se sei ricco e infelice, più soldi non ti aiutano.
Cos’è l’adattamento edonico e perché rovina ogni acquisto?
L’adattamento edonico è la tendenza del cervello a tornare al proprio livello base di felicità dopo ogni cambiamento, positivo o negativo. La psicologia lo studia dagli anni Settanta: qualsiasi acquisto torna a sembrare “normale” nel giro di giorni o settimane.
Se sei infelice perché ti ha lasciato la tipa dopo un po’ te ne farai una ragione. Lo stesso vale quando compri un oggetto nuovo: all’inizio sei super eccitato, nel giro di qualche giorno l’eccitazione passa e il nuovo acquisto è come gli altri. Tutto torna normale.
Un cugino macroeconomico di questo concetto è il Paradosso di Easterlin: dentro un paese i più ricchi sono mediamente più felici, ma quando il PIL di una nazione cresce nel tempo la felicità media dei suoi abitanti non lo segue. Ci si abitua anche alla ricchezza collettiva!
Su quanto duri l’eccitazione c’entra molto la dopamina.
Cosa c’entra la dopamina con i nostri acquisti?
Anna Lembke, psichiatra di Stanford e direttrice della Stanford Addiction Medicine Dual Diagnosis Clinic, nel libro “L’era della dopamina” indaga proprio su questo aspetto, centrale nella cultura moderna.
Piacere e dolore vengono elaborati nelle stesse aree del cervello e funzionano come una bilancia. Ogni picco di piacere (l’acquisto, la notifica, il pacco che arriva) fa pendere la bilancia da un lato, e il cervello risponde riequilibrando verso il lato opposto.
Avete presente quando comprate qualcosa di nuovo, vi sentite benissimo ma poi dopo qualche ora cominciate a notare i difetti dell’acquisto, vi chiedete se avete fatto bene, guardate il vostro portafoglio e vi sentite in colpa?
È l’effetto tipico dello shopping compulsivo.
E come se ne esce? Prendendo un’altra “dose” con un nuovo acquisto.
Il grosso problema è che più dosi ti fai meno godi dell’effetto piacevole e più il corpo si abitua a compensare. Compri, sei felice per pochi minuti, il corpo compensa e stai male quindi ricominci il ciclo.
Lembke lo chiama il paradosso dell’edonismo: la ricerca continua del piacere porta all’anedonia, cioè all’incapacità di provarne.
Perché continuiamo a comprare cose che non ci servono?
La Lembke ritiene lo smartphone come il colpevole principale dei comportamenti di acquisto compulsivo e della scarica di dopamina che arriva da app, pubblicità, notifiche e molte altre cose.
Compriamo perché il marketing crea bisogni artificiali e sfrutta il sistema di ricompensa del cervello.
Gli algoritmi pubblicitari mostrano prodotti tarati sui nostri gusti, generano un picco di desiderio e trasformano il “mi piacerebbe” in “mi serve”. Ormai confondiamo la scarica di dopamina dell’acquisto con la felicità vera.
Ad esempio avete notato che rispetto al passato non c’è più una sola stagione dei saldi ma diverse? Non solo Black Friday o Prime Day ma sconti continui. Sono stimoli di acquisto costanti.
Una stima di PCGamesN di giugno 2024 calcolava che su Steam ci sono circa 19 miliardi di dollari spesi in videogiochi comprati e mai avviati nemmeno una volta. Per Statista lo smartphone medio negli Stati Uniti viene sostituito ogni 2,5 anni circa, nonostante i principali produttori garantiscano 7 anni di aggiornamenti.
Compriamo giochi in offerta per il piacere di comprarli, non per giocarci.
Abbiamo una collezione di oggetti per dire agli altri “questa libreria rappresenta me stesso” o per dire agli altri “guarda quanta roba ho”.
Come si può vivere con meno senza vivere da eremita?
Tutti abbiamo qualche forma di fragilità e debolezza e nessuno di noi è perfetto. Siamo fragili e sotto costanti impulsi.
La Lembke suggerisce il digiuno dopaminergico di 30 giorni dalla propria “sostanza” preferita, che sia lo shopping online, i saldi di Steam o il fare costante upgrade di attrezzatura. Questo serve per dare tempo alla bilancia di ritararsi.
Dopo questa fase c’è l’autolimitazione (self-binding): mettere barriere fisiche o mentali tra te e l’acquisto, tipo cancellare l’app di e-commerce, togliere la carta salvata dal browser, disiscriverti dalle newsletter promozionali o creare dei meccanismi per razionalizzare gli acquisti (le mie liste della spesa).
Molto spesso si parla di volontà, è una stronzata. Si tratta di costruire una nuova architettura delle proprie azioni e questo perché la volontà si esaurisce, gli ostacoli no.
Qualche consiglio di minimalismo finanziario
Un downgrade intelligente parte dalle spese ricorrenti e compulsive più grosse (tecnologia, hobby, abbonamenti) e reindirizza il risparmio verso fondo di emergenza, investimenti ed esperienze. Più che privazione si tratta di applicare la frugalità e ottimizzare l’allocazione delle risorse sulla propria vera felicità.
Qualche consiglio pratico:
- Tecnologia: prima di cambiare smartphone o fotocamera, chiediti se l’attuale fa ancora il suo lavoro. Nella maggior parte dei casi gli upgrade sono puro marketing e i prodotti nuovi sono pieni di bug.
- Regola del backlog: niente giochi, libri o corsi nuovi finché non hai finito (o abbandonato consapevolmente) quelli che hai
- Abbonamenti: cancella tutto quello che non usi da 60 giorni
- Regola delle 72 ore: per ogni acquisto sopra i 100 euro aspetta 72 ore, la maggior parte dei desideri evaporerà
- Reindirizza, non accumulare: il risparmio degli acquisti deve andare automaticamente su un conto deposito o un piano di accumulo, altrimenti ti ritrovi con niente in mano
- Dai valore alle esperienze non agli oggetti: abbiamo spostato la nostra identità da cosa facciamo a cosa possediamo. Il possedere però non genera felicità, le esperienze e il contatto con gli altri si.
Conclusioni: vivere con meno è possibile
Ogni oggetto in più chiede attenzione, manutenzione, spazio e tempo.
Eppure avere accesso a nuove cose è sempre più facile: compri con qualche click, rateizzi facilmente e ti fai una bella pera di dopamina.
Ma se ti piace davvero qualcosa ti serve davvero nuova attrezzatura, nuovi kit o super organizzazioni?
Ad Epitteto, filosofo greco del primo secolo, viene attribuita la frase:
La ricchezza non consiste nell’avere grandi possedimenti, ma nell’avere pochi bisogni
Chi scatta contento con una fotocamera di cinque anni fa è più ricco, nelle cose che contano, di chi accumula corredi da migliaia di euro e non fotografa mai.
L’oggetto di cui sei scontento non è un sogno: è solo un peso.
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