La più grande paura di un investitore è un crollo in borsa e vedere le proprie azioni azzerarsi da un giorno all’altro.

Uno risparmia i soldi del proprio stipendio, sceglie un portafoglio di investimento, magari prova a fare un po’ di stock picking e, poi, quella scelta che sembrava così oculata… puff, fallisce!

Non è bello vedere il valore di un azione a zero eppure capita. Le azioni crollano. È successo a colossi come Enron, Lehman Brothers, Silicon Valley Bank e Bed Bath & Beyond, che da un giorno all’altro sono passati dall’essere nomi solidi in titoli senza alcun valore.

​Che succede quando capita?

lacrime crollo borsa

Come si arriva alla bancarotta e azioni a zero

Facendo una sintesi al massimo si può dire che il prezzo delle azioni riflette la fiducia del mercato nella capacità della società di generare utili in futuro: quando quella fiducia sparisce del tutto, il titolo non vale più nulla e dichiara bancarotta.

Le cause possono essere molteplici:

  • Gestione da criminali: frodi contabili (vedi Enron), manager incompetenti, scandali sessuali o finanziari
  • Debiti insostenibili
  • Modello di business obsoleto e tu fai scelte idiota
  • Shock esterni: crisi economiche, pandemie, terrorismo, aumento dei prezzi
  • Concorrenza spietata

​Oltre ai nomi di aziende famose ci sono tante situazioni che possono portare al crollo di società quotate.

Qualche esempio di bancarotta aziendale

1. Toys “R” Us (Stati Uniti)

Il gigante dei giocattoli ha dichiarato bancarotta nel settembre 2017 dopo aver accumulato circa 5 miliardi di dollari di debito a seguito di un leveraged buyout del 2005.

La società non è riuscita a innovare e adattarsi all’e-commerce, continuando a investire in costosi negozi fisici mentre i consumatori si spostavano online. Il debito contratto non ha fatto che accelerare la bancarotta.

2. Blockbuster (Stati Uniti)

Se siete dei millennial avrete sicuramente preso un film a noleggio da questa catena per guardarlo con la vostra fidanzatina fino a quando non ha dichiarato fallimento nel 2010 a causa di 1,46 miliardi di dollari di debiti. Il ticker in realtà esiste ancora in quanto la società fu acquisita da Dish Network.

Come altre catene simili Blockbuster si basava su un modello di negozi fisici che è diventato obsoleto con l’avvento dello streaming digitale di iTunes, Amazon e Netflix, società che peraltro si rifiuto di comprare per pochi spicci.

3. Alitalia (Italia)

La compagnia di bandiera italiana è fallita ed è stata salvata da capitani coraggiosi e soldi statali decine di volte fino a quando non è stata sostituita da ITA Airways nell’ottobre 2021 dopo decenni di crisi.

Il punto di svolta della compagnia avvenne dopo l’11 settembre 2001, seguite da gestioni sconsiderate, interferenze politiche, incapacità di competere con le compagnie low-cost nonché la concorrenza dei treni ad alta velocità per le tratte interne più remunerative.

4. Pan American World Airways (Stati Uniti)

Tantissime sono le compagnie aeree che falliscono, uno che sembrava impossibile lo facesse era PanAm, la storica compagnia aerea, simbolo americano per oltre 60 anni ed in pratica inventrice dell’aviazione civile. Ha dichiarato bancarotta l’8 gennaio 1991.

Il fallimento è stato causato da una combinazione di aumento dei costi del carburante, recessione economica, deregolamentazione del settore aereo e l’impatto devastante dell’attentato terroristico del volo 103 su Lockerbie del 21 dicembre 1988.

Piani troppo ambiziosi e costi gonfiati hanno portato la compagnia nel cimitero degli stock.

5. Kodak (Stati Uniti)

Per decenni Kodak è stata il fiore all’occhiello del mercato azionario americano con un monopolio quasi totale nelle pellicole fotografiche e cinematografiche nonché per le innovazioni portate sul mercato.

La cosa ironica è che Kodak inventò l’arma con cui è morta: la fotocamera digitale. Lo fece nel 1975 ma non ci puntò mai rimanendo aggrappata al suo modello di business tradizionale anche quando il mondo attorno stava cambiando.

Gli anni ’90 furono un ecatombe fino alla dichiarazione di bancarotta con il Chapter 11 nel 2012, lo stesso anno in cui Instagram fu venduta a Facebook per 1 miliardo di dollari.

Il marchio poi è sopravvissuto in forma diversa ma senza mai raggiungere i fasti di un tempo.

Come capire se la tua azione sta per schioppare

Non tutte le aziende hanno la stessa probabilità di fallire. Le più vulnerabili sono le società mature con troppo debito che faticano ad adattarsi ai cambiamenti del mercato, e le startup tecnologiche ad alta crescita che operano in perdita continua e bruciano velocemente i capitali senza riuscire a diventare profittevoli.

Prima del grande botto, le aziende mandano segnali che un investitore attento (o sveglio) può riconoscere:

  • Debiti in crescita costante: se ogni trimestre devono di più, beh è un brutto segno
  • Volatilità estrema: il prezzo schizza su e giù di continuo
  • Manager che vendono le proprie azioni: sanno qualcosa e quindi lasciano la barca prima che affondi
  • Profitti in picchiata: fatturato e margini crollano trimestre dopo trimestre
  • Revisori che alzano le mani: quando i contabili esterni segnalano problemi, sono cazzi (vedi Wirecard)
  • Rating spazzatura: le agenzie declassano il titolo a livello junk o peggio

Nel mercato amerericano, da un punto di vista tecnico, se il prezzo scende sotto 1 dollaro per un periodo prolungato, la borsa può decidere il delisting dall borsa principale e spostando le quotazioni sui mercati over-the-counter (OTC). ​

Cosa recuperi se l’azione va a zero (spoiler: niente)

Ok, ti sei comprato la tua bella azioncina e ora sta a zero.

Se vuoi farti ossessionare ti basta andare sul forum di FinanzaOnline e sviscerare per anni qualsiasi notizia sul crollo borsistico che ti ha rovinato la vita.

Il punto vero è: cosa si può recuperare?

I primi ad essere pagati sono quelli in possesso delle obbligazioni che vengono pagati con i crediti dell’azienda a seconda della seniority dei bond.

senioriy obbligazioni da senior a tier 1

Quando un’azienda fallisce c’è una gerarchia spietata:

  1. Obbligazionisti senior: primi a essere pagati con quel che resta dell’azienda
  2. Obbligazionisti junior: se avanza qualcosa
  3. Azionisti: ultimi della fila, spesso a bocca asciutta​

A volte si fa un debt-for-equity swap: i creditori convertono il debito in nuove azioni e tu, azionista originale, vieni diluito fino a sparire.

In pratica: avevi 100 azioni che valevano 50€ l’una? Ora ne hai 5 che valgono 0,10€. Contento? Come diceva il mio prof. di finanza aziendale “il cazzo di un cazzo rimane un cazzo”, però se sei contentom tu.

Può accadere che, anche dopo un fallimento o una ristrutturazione profonda, il nome o la “scatola legale” della società sopravvivano nonostante la struttura del capitale (azioni e soci) venga ridisegnata da zero.

In rarissimi casi un titolo quasi azzerato o sospeso dalle negoziazioni torna a scambiare a un certo valore, ad esempio quando il “guscio” della società quotata viene utilizzato per far approdare in borsa una nuova attività (con una SPAC).

Conclusioni: alla fine meglio gli ETF, no?

Scegliere delle azioni singole non è affatto facile perché ci si espone ad un rischio di concentrazione mostruoso.

Chi compra delle stock pensa al problema solo come di non ottenere un buon rendimento e non di trovarsi in tasca su una merda o di perdere tutto il capitale.

Vale la pena per (forse) incorrere in qualche labile vittoria? Non è meglio prendere un prodotto largo come un ETF azionario a basso costo e rinunciare al brivido della tradata?

Se ancora non sei convinto ecco qualche consiglio per resistere allo stock picking.

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About the Author

FinanzaCafona

Founder & Editor

Sono un povero come te che scrive la maggior parte degli articoli di questo blog. Non mi dare troppo retta perché sono un fesso senza studi economici o finanziari però, se vuoi, puoi amarmi.

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