Questa volta non è Vittorio che scrive, è un altro Millennial con le sue turbe psicologiche che prova a mettere in ordine i suoi pensieri.

Sono Life_of_a_Millennial un dipendente statale con la fissa per la finanza personale e l’auto miglioramento, che cerca di migliorare poco a poco finchè non arriverà il momento in cui si inizierò solo a peggiorare… o forse il momento è gia iniziato?

Dai, speriamo di no! 

Oggi vi volevo raccontare di una come è cambiato il mio percorso: da ostinato spippolatore fino forzarmi di non guardare ogni scontrino, ogni riga di un excel, ogni voce di spesa.

Ho smesso di guardare ogni scontrino. Ecco cosa è successo - Finanza Cafona

Nella finanza personale tutta, i vari motti che guidano noi poveri investitori della porta accanto sono sempre gli stessi:

  1. Spendi meno di quello che guadagni
  2. Vivi un po’ al di sotto delle tue possibilità
  3. paga prima te stesso. 

E poi arriva la lista nera: taglia il caffè al bar, disdici Netflix, basta delivery, praticamente trasformati in un monaco asceta per poterti permettere, forse, un bilocale a 60 anni.

Non dico che siano sbagliati, anzi soprattutto i primi sono molto utili, impongono disciplina, forgiano una mentalità quasi stoica che ti dà la forza per costruire una tua stabilità, una tua libertà, il cuscinetto che può darti la tanto sognata libertà di scelta.

Questa parola libertà è proprio il punto centrale, si parla tanto della libertà di poter scegliere, è una cosa bella a cui si può aspirare, avere quel capitale necessario non per forza grandissimo ma che ti dà quella sensazione di avere la situazione sotto controllo, vorremmo tendere tutti a questo o per lo meno chi si approccia o si interessa da qualche tempo alla finanza personale.

Da dove sono partito

Parlo per esperienza diretta ormai da qualche anno, quando ho iniziato ad interessarmi alla finanza personale il motivo era semplice e dato da un malessere che iniziavo a sentire, uscire dall’affanno di spendersi quasi tutto lo stipendio ogni mese senza sapere bene come e dove e senza avere mai quel minimo cuscinetto per qualsiasi tipo di emergenza.

Quella sensazione di camminare sul filo del rasoio che conosco bene e che conosceranno in tanti, quindi ho iniziato a tagliare tagliare tagliare, e piano piano il cuscinetto è arrivato.

Allora obiettivo raggiunto si festeggia giusto?!

Non proprio, perché appena ho toccato quel traguardo è scattato in me qualcosa di diverso, la paura di tornare indietro, di perdere quello che con fatica avevo accumulato, e quella paura si è trasformata quasi in ossessione, ero diventato il Gollum del mio foglio excel, aprivo l’app del broker quindici volte al giorno aggiornando il saldo manco fosse il feed di Instagram, provando un brivido di piacere malato nel vedere il numerino verde salire, ebbene si il mezzo era diventato il fine.

Come sono cambiato e diventato di nuovo schiavo

Ma adesso veniamo al dunque, per costruirci questa libertà presi dall’ottimizzazione di ogni uscita forse diventiamo l’esatto opposto, schiavi dei numeri che crescono sul nostro conto, e schiavi delle scelte che pur di vedere quel numero crescere va proprio a toglierci quella tanto sognata libertà che un giorno vorremmo, sin da subito, mentre stiamo vivendo, nel bel mezzo del percorso.

Ci abituiamo a sentirci nel comfort di un conto che sale, bellissimo, ma magari già da troppo giovani lasciamo sul piatto esperienze formative, opportunità di crescita, momenti di socialità, solo per non spendere troppo, non dico che bisogna spendersi tutto e fare le rate pur di fare l’aperitivo ogni giorno, c’è una via di mezzo che spesso non si cerca nemmeno, e qualcuno da oltreoceano ci ha messo su dei bei libri.

Come ho cambiato la mia mentalità

Il buon Ramit

Il poco conosciuto in Italia e Super star della personal finance USA Ramit Sethi in I Will Teach You to Be Rich la chiama Conscious Spending Plan,

Invece di un budget che ti dice cosa non puoi fare dividi le uscite in quattro blocchi, spese fisse investimenti obiettivi di risparmio e spesa libera senza sensi di colpa, e poi spendi senza remore su ciò che ami davvero tagliando senza rimpianti su tutto il resto.

La distinzione chiave che fa Ramit è tra essere cheap privarsi di tutto indiscriminatamente ed essere frugale dove serve dare priorità a ciò che vale per te.

Ramit per esempio ama i vestiti firmati e non si nega nulla su quello, taglia il resto che non gli interessa senza pietà. Si ok, lui ha i milioni io no, ma non è questo il punto.

Io non ci tengo minimamente ai vestiti firmati, il mio guilt free spending l’ho indirizzato altrove, odio gli aperitivi ma ad esempio se c’è un antipasto elaborato al ristorante lo ordino senza guardare il prezzo. Ho trovato la mia versione e su tutto il resto ho tagliato con la stessa logica, questo è esattamente il punto di Sethi, non esiste una lista universale di cosa vale la pena esiste la tua ed è fondamentale capirlo, a me ha svoltato su tante piccole e grandi cose.

Infine lui insiste molto che alla lunga sono le scelte/spese importanti che cambiano la vita finanziaria (casa, tipo di lavoro, luogo dove scegli di vivere) e non quanti capuccini oridini al bar.

Imparare a spendere

Come scritto in The Wealth Ladder, Nick Maggiulli affronta il problema opposto: quello di chi ha già accumulato e sta andando in pensione, quando ci si abitua così tanto a risparmiare poi quando è ora di spendere il capitale che siamo stati così bravi ad accumulare per anni non sappiamo più farlo.

Siamo così abituati a risparmiare di farlo diventare come un obiettivo fine a se stesso, perdendo di vista lo scopo del denaro.

Per uscire da questo loop Maggiulli propone la regola dello 0,01%: dividi il tuo patrimonio netto per 10.000 e quella è la cifra che puoi spendere ogni giorno in modo senza pensieri e senza intaccare nulla, all’inizio non mi convinceva poi ho provato su me stesso. 

Sembra astratta ma è concretissima. Vi faccio un po’ di esempi:

  • Hai 50.000 euro di patrimonio puoi spendere 5 euro al giorno senza pensarci, basta carta igienica vetrata del discount prenditi quella a tre veli, concediti un caffè decente senza sentirti in colpa per il resto della giornata.
  • Hai 100.000 euro sono 10 euro al giorno, una cena fuori a settimana dove non ordini solo la pizza margherita per risparmiare 2 euro rispetto alla capricciosa (sempre se non ti piace di più la margherità ci siamo intesi…), un libro in più al mese, l’abbonamento che rimandavi.
  • Hai 500.000 euro sono 50 euro al giorno, quel volo con un po’ più di comfort, la camera d’albergo migliore quando vai in vacanza, non ti stai mangiando il capitale stai semplicemente smettendo di trattarti come se fossi ancora a zero.

L’ho messo in pratica nella mia vita e posso dirlo che avere un po’ di denaro da spendere liberamente ha migliorato di molto la qualità delle mie giornate.

All’inizio guardare ogni scontrino è normale, fa parte del processo anzi è necessario per costruire quella consapevolezza e quella disciplina di cui parlavamo prima, ma a un certo punto bisogna adeguarsi a dove si è arrivati nella propria vita

Restare in modalità sopravvivenza quando non sei più in sopravvivenza è un limite che ti metti da solo.

All’inizio guardavo il prezzo di ogni cosa sul menu confrontavo e alla fine anche se spendevo mi rovinavo l’esperienza pensandoci, adesso scelgo la fascia di ristorante adatta al mio tenore di vita decido il target prima di entrare e quando sono seduto mi godo quello che ho davanti senza calcolare nulla perché il calcolo l’ho già fatto prima ed è già dentro il piano.

Come Housel ha cambiato il mio pensiero sui soldi

In ultimo non per importanza, Morgan Housel in The Art of Spending Money va ancora più a fondo sul piano psicologico.

Sedevo essere onesto insieme al suo primo libro La Psicologia dei Soldi, quest’uomo ha cambiato profondamente come guardo ai soldi.

Non parlo di tecniche e percentuali ma proprio del modo in cui mi relaziono con il denaro cosa rappresenta e a cosa dovrebbe servire davvero, accumulare fine a se stesso è un’altra trappola, nessuno ti darà una medaglia per essere il più ricco al centro anziani mentre tiri giù l’asso di coppe nel bel mezzo di una finale di Briscola.

Housel spinge molto sul misurare le scelte di spesa in termini di rimpianto futuro, cosa ti mancherà davvero quando guarderai indietro tra vent’anni? 

Spesso il denaro non speso sono i ricordi che non hai creato. Nel libro Morgan parla di 15 livelli di indipendenza finanziaria, una scaletta che ti consiglio di leggere per capire a che punto sei.

Poi c’è il concetto che mi ha colpito di più, la spesa a rendimento composto. Idea che credo Morgan abbia copaito al nostro cafonide leggendo il suo articolo sullo shopping con ammortamento… ecco magari Vittorio prenditi un copy migliore per i titoli.

Il punto di Housel (e Vittorio) è che alcune spese creano valore una volta sola mentre altre migliorano la tua vita ogni giorno per anni: un materasso di qualità per non avere problemi di schiena, una sedia comoda se lavori da casa, un auto solida e con sistemi di sicurezza moderni per evitare effetti pesanti nel tempo o delle scarpe di qualità.

Anche se il costo unitario è superiore al momento dell’acquisto il valore e la durata del prodotto si ammortizzano nel tempo procurando una sorta di rendimento composto simile a quello finanziario.

Conclusioni e cosa portarsi a casa da tutta questa storia

Molti risparmiano molto più del necessario per vivere bene e perdono i frutti lungo il tragitto col miraggio di goderne tutti insieme alla fine, che poi alla fine magari non si vuole più o non si può per le più varie ragioni.

Saper risparmiare è una skill importante, saper spendere bene è altrettanto se non di più e molto più rara.

Costruirsi la libertà finanziaria è un grande obiettivo, costruirsi una prigione mentale per raggiungerlo un po’ meno, credo sempre più fermamente che meglio avere qualcosa in meno e aver vissuto appieno ogni fase della vita piuttosto che accumulare con la speranza di una vecchiaia da ricchi che non è garantita a nessuno.

Ognuno ha la sua risposta, lo scrivo anche per me perché non è stato facile fare questo switch mentale anzi ci sto ancora lavorando, è più facile a dirsi che a farsi quando hai passato anni ad allenarti a fare l’esatto contrario, ma vale la pena provarci, per non incappare nel comfort immateriale di un numero che cresce senza che l’effort che ne comporta dia i benefici rapportati alla vita che si sta vivendo adesso.

Vado ad allenarmi a spendere, buon allenamento a tutti!

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About the Author

Life of a Millennial

Stagista

Sono uno dei primi ascoltatori di Too Big To Fail, basta nel curriculum?

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