Mi affascina molto la tenacia di chi investe in criptovalute. Non intendo per la capacità di resistere ai drawdown quanto nella capacità di mutare la propria narrativa di pari passo a quella dei bitcoin e similari.
Nati per essere una rivoluzione dei pagamenti, nel 2015 le crypto si sono riciclate come architetto degli smart contract, poi nel 2021 come oro digitale e adesso come ultima scialuppa per scappare dai paesi in guerra.
La realtà dice una cosa diversa: sedici anni di promesse, zero mantenute.
Eppure la community cripto non si arrende. Mai. Quando una narrativa crolla, ne spunta una più bella e convincente in un loop che farebbe digrignare i denti a Orwell.
Facciamoci un viaggio nel tempo, che dite?

Storia Bitcoin: speculazione, rischi e cazzate
Una doverosa premessa prima di cominciare. Non sono un fan delle crypto (si nota?) e potrei essere affetto da bias. Lo spunto mi è nato dopo una discussione sulla community di Too Big To Fail.
Da anni noto nei crypto bros lo stesso schema, lo stesso rifiuto della realtà: promessa entusiasmante, crypto bolla speculativa, crollo, nuova promessa. E si ricomincia.
La domanda è semplice: ma davvero nessuno se ne accorge?
Bitcoin: la moneta del futuro (2009-2013)
Tutto è cominciato nel 2008, in piena crisi finanziaria. Lehman Brothers era appena esplosa e la fiducia nelle banche era ai minimi storici.
Il clima perfetto affinché tale Satoshi Nakamoto presentasse al mondo il suo white paper: Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System. L’idea è affascinante: pagamenti digitali decentralizzati, senza intermediari, senza banche, senza governi.
Pochi anni dopo avviene la prima transazione, un programmatore di nome Laszlo Hanyecz compra due pizze per 10.000 Bitcoin. A quel tempo valevano circa 41 dollari, oggi quasi un miliardo di euro. Poi dici che i ristoranti a Milano sono cari.
Come moneta i bitcoin avevano un paio di problemi:
- Nessuno la usava davvero se non per comprare droghe nella Silk Road
- Le transazioni erano lente e costose
- Il valore oscillava troppo per qualsiasi uso commerciale. Secondo la teoria economica una moneta deve essere un mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Bitcoin nel 2013 non ne soddisfaceva nessuna in modo affidabile
La volatilità dei Bitcoin nel tempo non è cambiata, anzi. Negli ultimi mesi gli investitori si sono presi l’ennesimo scrollone. Insomma, come moneta le cripto non funzionano.
Per carità qualche crypto bros vi dirà “ehi ma la teoria economica maturata in 2000 anni non è moderna come i bitcoiinnn zio, dai, è il nuovo mondo”. Se state parlando con una persona così annuite e allontanatevi con decisione.
LLa blockchain cambierà il mondo (2014-2017)
Quando è diventato chiaro che come moneta non funzionava, la narrativa si è spostata sulla tecnologia sottostante. Sti cazzi dei bitcoin in sè, è la blockchain che conta.
Quello è il futuro: smart contract, applicazioni decentralizzate, la DeFi, un intero ecosistema di innovazione.

Economist arrivò addirittura a dedicare una copertina nel 2015 con il titolo, mamma mia l’ironia della storia di The Trust Machine.
Nello stesso anno venne lanciato Ethereum una piattaforma di smart contract e applicazioni decentralizzate. Non solo moneta, ma un’intera infrastruttura per il futuro di Internet.
Entusiasmo, decine di sperimentazioni e palle sfrante da nascenti cryptobros che leggevano paper inutili,
I risultati? Dopo anni di sperimentazioni, pochi. Le applicazioni concrete della blockchain al di fuori della crypto si sono rivelate limitate. Soluzioni spesso più lente, più costose e più complicate di un banale database centralizzato.
Ma della realtà a noi che ce fotte? E quindi ecco che nel 2017 i Bitcoin toccano quota 20.000 dollari. E quando il prezzo sale, chi se ne frega della tecnologia.
Oro digitale e riserva di valore (2018-2021)
Con il crash del 2018 Bitcoin perde oltre il 70% in pochi mesi mentre le altcoin vengono decimate. Piccola nota per chi vorrà fare le pulci: uso Bitcoin come sinonimo di crypto perchè ha dato il via al tutto e ogni altra moneta digitale segue il suo andazzo
Legge di Pareto, boys.
Dal crollo emerge la narrativa successiva: Bitcoin non è una moneta e non è una piattaforma tecnologica. È una riserva di valore come l’oro in versione digitale.
A un certo punto ho sentito dire che il collaterale dell’oro è l’energia elettrica con cui sono “prodotte” le crypto. Se credete a questa storiella contattatemi. Mi si è appena rotta la caldaia e ve la vendo ad un prezzo d’occasione: consuma elettricità a bomba, non fa niente ma fisicamente esiste. Win Win.
Tecnicamente questa argomentazione potrebbe pure reggere, oro e Bitcoin hanno delle cose in comune:
- Ne esiste una quantità limitata (per Bitcoin massimo 21 milioni di unità)
- Nessuna autorità centrale che può stamparne di più
- Il meccanismo di halving ne riduce l’emissione ogni quattro anni
La cosa prende piede e aziende come MicroStrategy, Square e Tesla hanno acquistato Bitcoin per usarli come riserva di valore. Nel 2021 El Salvador lo ha adottato come moneta legale (revocando la norma del 2025).
Peccato che l’oro fisico abbia migliaia di anni di storia, un valore industriale concreto, e non perda il 50% in pochi mesi perché Elon Musk ha twittato un meme con un cane.
Chiunque abbia un po’ di raziocinio e capacità critica non può non notare la verità nelle parole del mio socio Alain:

Già a questo punto della storia è chiaro come le crypto siano solo un asset speculativo su cui sopra viene data una passata di vernice (la narrazione). Per quanto sopra ci si spennelli la ruggine emerge.
E infatti a febbraio 2026 Bitcoin è crollato fino a sfiorare i 60.000 dollari, con una flessione del 40-50% dai massimi storici di circa 125.000 dollari toccati a ottobre 2025.
Riserva di valore, dicevano.
NFT, DeFi e il Metaverso (2021-2022)
Il 2021 fa splodere la crypto bolla più spettacolare: gli NFT

Queste cazzo di jpeg con i pixel di un megadrive vanno sulla bocca di tutti. Immagini di scimmie vendute per milioni di dollari e narrate come l’arte del futuro. Contemporaneamente la DeFi (finanza decentralizzata) raggiunge i 178 miliardi di dollari in valore gestito a novembre 2021 e il metaverso di Facebook promette un mondo parallelo dove vivere, lavorare e speculare. E dire che bastava andare ad Orte.
L’efficacia di queste narrazioni si accorcia sempre di più. Nella nostra storia arriva il 2022: Terra Luna implode portandosi dietro circa 40 miliardi di dollari. FTX, il secondo exchange al mondo, fallisce in modo fraudolento. Sam Bankman-Fried finisce in tribunale.
Appena Montemagno comincia a lanciare i suoi NFT questi perdono la quasi totalità del loro valore.
Di botto, tutte le narrazioni non hanno più senso.
E ora che si fa? Si accetta la realtà o….
La scialuppa per i paesi in guerra (2023-oggi): il survivalism finanziario
Ed eccoci all’ultimo capitolo di questa magnifica saga, forse la più creativa di tutte.
Le crypto su un ledger sono lo strumento di libertà per chi vive in paesi in guerra, sotto dittature o con sistemi bancari in crisi.
L’argomento è più o meno questo: se il tuo paese viene bombardato, se la tua moneta implode, se il sistema bancario collassa, Bitcoin ti permette di attraversare un confine con un po’ della tua ricchezza. Basta un ledger e la seed phrase.
In effetti se vivi in un paese in crisi può essere una buona soluzione risparmia spazio, ma siamo partiti come strumento per cambiare il mondo e siamo finiti a “una pennetta usb che ti ficchi in culo per passare i controlli”. Se il ragionamento di fondo ti porta a pensare a trovare un bunker e a una scorta di antibiotici, forse stai ragionando su un piano diverso da quello dell’investimento razionale.
Questa è la classica scusa dei crypto bros per non ammettere di avere in mano uno strumento speculativo. È complottismo finanziario becero. Le fantasie bagnate di survivalisti che si preparano all’apocalisse accumulando Bitcoin invece che scatolette di tonno o antibiotici.
Un pattern narrativo che non cambia mai
Se si guarda la storia Bitcoin con un minimo di distacco, il ciclo si ripete: narrativa, euforia, crypto bolla, crollo, nuova narrativa. Le storie però diventano sempre più piccole e i cicli sono più brevi.
La verità semplice è che le crypto non hanno valore intrinseco. Sono tenute su dalla convinzione che qualcun altro in futuro lo pagherà di più.
È la teoria del “greater fool” applicata con la blockchain.
Compro perché confido che in futuro gente più ingenua di me lo comprerà a un prezzo maggiore. Non propriamente una tesi di investimento solida. Potete anche comprare crypto per una parte risibile del portafoglio (tipo l’1%) per non passare da coglioni con i vostri nipoti ma cambia qualcosa nel vostro portafoglio bilanciato?
Ripeto, potrei essere affetto da grandi bias sulla questione ma possibile che nessuno veda le cose in questa razionalità?
Ci vediamo alla prossima narrazione!
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