Amico mio, sei un po’ una testa di cazzo, lo sai? Mi hai proposto il tema la “Lezione dei Nonni” perché sai che, qualche settimana fa, è venuto a mancare il mio nonno paterno.

Sono stato fortunato perché ho vissuto tutti i nonni ma comunque è una pezza.

Io vorrei parlare dei miei nonni in maniera un po’ più larga. Come avrai intuito (sia da PopularTalks o dall’articolo sulle mie vacanze del 2021) sono un grande appassionato di storia.

A scuola ti insegnano la storia come un insieme di date, fatti e persone ma chi ama questa materia si rende conto che è come un immenso libro di narrativa… fatto da persone vere.

Le gesta di personaggi del medioevo o di millenni fa sono fatte da persone in carne ed ossa come noi e, al netto delle innovazioni tecnologiche, siamo molto simili ai nostri antenati

I dubbi, le paure, le preoccupazioni o le domande dei nostri antenati di 400 anni fa sono molto simili alle nostre e le loro risposte influenzano il nostro modo di vedere la realtà… anche se non abbiamo mai conosciuto quelle persone.

E’ un qualcosa che non dovrei spiegare dei lettori italiani ma il passato è il sedimento del nostro pensiero e ci influenza, in maniera non del tutto chiara, nella nostra forma mentis.

Da bravo malato ho cercato di studiare la storia dei miei parenti. Perciò oggi non ti parlerò solo dei nonni che ho conosciuto ma anche dei bisnonni.

PRIMA DI TUTTO: I MIEI NONNI

Visto che andrò molto sul personale per non farti impazzire ti faccio una breve panoramica della mia famiglia.

  • I due nonni materni si chiama(va)no: Maria e Giovanni
  • I due nonni paterni si chiamavano: Clara e Ottavio

I nonni paterni sono toscani della Maremma, son nati lì e poi si son spostati a Roma. 

Da parte di mia madre la situazione è più curiosa: mio nonno era umbro e poi si è spostato a Roma a 11 anni. Mia nonna è nata a Roma ma la famiglia è in parte di origini varesine e, da padre, da un nobile e militare (di cartapesta) sardo di nascita ma con ascendenze spagnole/portoghesi.

Chiaro tutto? Ok cominciamo con la lista delle lezioni!

1. RICORDA LA POVERTÀ

Gli italiani sono stati poveri. Tutti.

Anche i nobili eh. Quando si formò la repubblica italiana lo stato comprò le varie Villa Torlonia e Villa Borghese (ovviamente di proprietà della nobiltà) e a Roma, con il suo solito fare perculatorio, si era soliti dire:

 “i nobili oltre che nobili so diventati pure ricchi”

C’è solo un piccolo problema: nessuno se lo ricorda o in molti fanno finta di non ricordare.

Nella mia famiglia invece è stato sempre messo in chiaro che siamo discendenti di contadini e pastori.

Quando mio Nonno Giovanni mi veniva a prendere a scuola, una di quelle scuole cattoliche della Roma bene, guardando le facce altezzose di certi genitori mi diceva “quelli hanno fatto i soldi con le pecore”.

Non lo diceva con fare classista. Era stato pecoraio, poi norcino e infine libero professionista, ma era una monito del tipo “loro non si ricorderanno il passato, tu fallo”.

Ricordare di essere stati poveri vuol dire rispettare le persone, di qualunque ceto e di qualunque condizioni, parlarci, ascoltarli e interessarsi per quello che fanno. Senza pregiudizi

Mi ha aiutato molto nel lavoro. Parlo e sto accanto a tutti, dal facchino al boss, non mi frega niente se portano una cravatta o una canotta, se sono ricchi o poveri, se mangiano al ristorante o si portano la sportina.

Ognuno ha la sua storia e ha qualcosa da insegnarti.

2. SEI FORTUNATO

Nonno Ottavio fece il militare in Piemonte appena finita la guerra. Colse l’occasione per prendere ogni tipo di patente di guida: motocicletta, auto, camion, trattori.

All’epoca non c’era la patente A o B quindi lui arraffò tutto sapendo che gli sarebbero tornate utili.

Finita la leva tornò nel suo piccolo paesino a fare quello che i suoi antenati facevano da secoli: i contadini.

Lavorava in quella maniera che oggi definiremmo libero professionista a partita iva senonché non aveva la partita iva, non era libero e soprattutto lo chiamavano lavoratore a cottimo.

E a lavorare lavorava perché in una nazione povera come l’Italia del dopoguerra e per di più in un’area così depressa era difficile trovare qualcuno con le sue caratteristiche

Il problema è che non lo pagavano. Trovavano sempre qualche scusa “Hai lavorato male”, “non ho guadagnato abbastanza”, “ti do la metà”.

Un giorno tornando a casa vide mia nonna piangere: non avevano neanche i soldi per comprare il latte a mio padre.

Ottavio inforcò il telefono, chiamo qualche conoscente a Roma, chiese un prestito, mise nonna e papà sulla moto e andò a cercare la speranza.

Non tornava spesso in Maremma. In genere lo faceva alle 6 di mattina per prendere olio, patate e vino della cantina sociale. Non salutava nessuno e in 2 ore era di nuovo a Roma.

La verità è che non siamo speciali, non siamo più istruiti, non siamo migliori o più capaci. Siamo solo tremendamente più fortunati.

Le lezioni dei nonni sulla vita investimento e finanza
Da dove è scappato mio Nonno, praticamente il posto dove andrei io. Fonte foto Wikimedia

3. I SOLDI NON SONO TUTTO

Qui ho due esempi, uno positivo e due che invece mi hanno fatto capire al contrario la strada giusta.

I due esempi negativi sono di Nonna Maria e Nonno Ottavio. Tutti e due sono stati molto attaccati al denaro e hanno messo da parte, spesso con tecniche che un “malati di risparmio” spostati proprio.

Per farti un esempio, mio nonno Ottavio contava i fogli di carta igienica da usare. Lo puoi anche capire, considerando gli imprevisti che ha avuto nella vita, ma questo attaccamento morboso al denaro porta a non valutare correttamente le priorità e a ferire i sentimenti delle persone. 

Nonna Maria ha semplicemente accumulato denaro per il gusto di farlo, usandolo quando c’era bisogno ma sostanzialmente senza avere mai costruire nulla di concreto.

Come ho detto in passato i soldi sono solo degli oggetti utili per altri scopi, non un fine in se.

Questo concetto ai due nonni non era arrivato.

L’altro Nonno, Giovanni, invece era più sportivo. I soldi li ha visti girare, ha costruito una serie di attività, le ha viste fallire ma poi ha ricominciato da zero come nulla fosse.

Devi sapere che era rimasto un uomo di campagna, quindi in pensione si faceva tutte le mattine dei giri nei boschi vicini a Roma raccogliendo ogni tipo di frutta o verdura: more, asparagi selvatici, ciliegie, fichi, etc

Ti sembrerà assurdo ma era frutta di pregio in quanto selvatica e le rivendeva a gelaterie e pasticcerie a peso d’oro.

Mi ricordo a 8 anni in balcone quando, sistemando varie casse di frutta, mi guardò e disse:

“queste casse pagano le gomme per la macchina, queste l’assicurazione, 
queste il bollo... vedi? La natura ti dà sempre, basta che prendi
il giusto”
.

4. COMBATTI

Sulla mia bisnonna materna, Lia, bisognerebbe fare una serie o scrivere un libro ma cercherò di andare veloce.

Nonna Lia veniva da una famiglia borghese del varesino. Il padre, nobile, mandò a fanculo la famiglia che si rifiutò di fargli sposare la sarta di cui si era innamorato, in quanto popolana.

Rinunciò al titolo e fece qualsiasi lavoro per costruire una famiglia agiata. Ci riuscì e la bisnonna prese la cazzima del padre: era bellissima e irruenta.

Venne cacciata da qualsiasi collegio perché litigava con tutti, prese il brevetto da crocerossina, la legarono per non farla partire come volontaria al fronte della prima guerra mondiale, si prese la spagnola, divenne suffragetta e, soprattutto, era una convinta comunista.

A 20 anni fece armi e bagagli e andò a Roma dove divenne indossatrice (ora le chiamano modelle), frequentò il jet set romano, divenne poi sarta per le prime case di moda italiane e la preferita della Regina Mafalda.

Nel mentre ebbe una relazione con un nobile sardo (con ascendenze spagnolo/portoghesi) reduce di guerra con cui ebbe mia nonna.

Quando lui incominciò ad avere qualche “dubbio” sul proseguito del rapporto, Lia, di tutta risposta, lo prese a ombrellate (e visto che c’era menò anche il fratello). Si fece 10 giorni di galera

Ah una cosa. Il bisnonno e il fratello erano gerarchi e decorati di guerra. E si, erano gli anni del ventennio fascista.

La bisnonna Lia quindi era comunista, indipendente, altamente istruita, guadagnava più di un uomo (abbiamo fatto il conto: 2500€ al mese attuali + altri 2000€ di lavoro extra) e soprattutto ha cresciuto una figlia totalmente da sola. Sotto al fascismo.

mussolini shock
La faccia di Mussolini quando gli venne raccontata la storia della bisnonna

Non ebbe una vita facile, non fu felice e morì giovane, ma era una combattente.

5. SCEGLI IL GIUSTO, NONOSTANTE IL MONDO TI DICA IL CONTRARIO

Devi sapere che il borgo dove sono nati Clara, Ottavio e mio padre è noto anche come “La piccola Gerusalemme”. Infatti il 25% della popolazione era ebraica, rendendo il borgo la più grande comunità ebraica in percentuale alla popolazione… d’Europa!

In Toscana i nazisti non sono stati delicati e vista la particolarità del borghetto mi riecheggiava nella mente una frase che è sempre circolata in famiglia:

“il tu’ nonno ha salvato un ebreo”

Ho dato sempre per scontata questa frase. Poi, qualche anno fa, in una delle mie numerosissime letture alle 3 di notte arrivai su questa pagina e cominciai a cercare più a fondo.

Mi misi a leggere freneticamente, guardai le informazioni sullo Yad Vashem e cercai i cognomi dei giusti italiani… eh si, c’erano il mio bisnonno e la mia bisnonna.

Forse non è chiaro il valore dei giusti perciò ti cito questo passaggio: 

«Quando il giusto viene al mondo, il bene pure viene e la sventura è 
scacciata ma quando il giusto se ne va, è catastrofe e il bene lascia
questo mondo.» (Tosefta, Sofa 10:1)

Secondo alcune interpretazioni della Bibbia si dice che fino a che al mondo ci saranno 36 uomini capaci di comprendere cosa sia giusto, nonostante il corso dei tempi, allora il mondo potrà continuare ad esistere.

Il giorno dopo corsi in ufficio da papà per dirgli cosa avevo scoperto. Se non ricordo male lo bloccai in mezzo ad una riunione. 

Rimase in silenzio 3 minuti. 

Si rese conto anche lui che 2 contadini semi analfabeti avevano saputo prendere una decisione che noi colti e benestanti avremmo anche solo il timore di pensare.

CONCLUSIONI SULLE LEZIONI DEI NONNI

Potrei raccontarti tantissime altre storie sui nonni, ad esempio quando a 15 anni mio nonno Giovanni riunì tutti i fratelli e andò a “recuperare” in un campo di raccolta un cugino comunista pronto per essere spedito a Buchenwald o della lotta di quel cavallo pazzo di Clara contro malattie e paraplegia.

Ma non voglio allungarmi ancora e voglio lasciarti con quest’ultima considerazione: quando mio nonno Giovanni era ancora nel pieno delle sue facoltà mentali mi disse che, alla fine dei conti, l’unica cosa che lasciamo è la tradizione.

Quella frase mi è entrata come un fulmine nella testa qualche giorno fa quando, nel rispondere all’ennesimo messaggio di condoglianze, ho scritto di tutta risposta:

 “i corpi passano, la memoria resta”

Vedi? Alla fine i nonni, per l’ennesima volta, hanno ragione.

E ORA PASSATE SUL BLOG DI SALTOMENTALE

Jung ha basato tutta la sua vita a cercare una connessione tra gli incontri del caso. Personalmente ritengo che caos sia solo caos e che, casualmente, quando si spezza una vita ne nasca una nuova.

Perciò correte a leggere la risposta di SaltoMentale e fategli gli auguri perché pochi giorni fa è nata la sua pupattola!

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Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

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