Amico mio vedo che hai cominciato anche tu a prendere la mia rinomata tentazione di mettere zizzania e sul tema delle pressione sociale nell’acquisto di casa (<– leggete prima qui fessi) hai colto nel segno citando quel mio vecchio articolo.

Prima di andare nel succo del discorso vorrei cercare di mettere chiarezza su quello che ho scritto (peraltro tempo fa e su cui concordo ormai in parte) e poi andare a seguire più il tema principale di questa puntata di #PuntiDiVita. 

COSA INTENDO PER LA CASA NON É UN INVESTIMENTO

Per me la prima casa è un ottimo modo per cartolarizzare i propri guadagni e non cadere nella tentazione di sperperare tutto in oggetti del cazzo o nell’ennesimo maglione di H&M.

La tentazione quando si è all’inizio del proprio percorso di finanza personale è proprio quello di disperdere il proprio patrimonio e non avere mai niente di effettivamente concreto sul lungo periodo.

Il nostro paese, fino a pochi anni fa, non aveva accesso a strumenti alternativi alla casa e quindi l’acquisto di un immobile è stato l’investimento preferito da milioni di italiani che, peraltro, vi trovavano rifugio nell’inflazione galoppante degli anni ’70 e ’80.

Ora che abbiamo più scelte dovremmo farci un paio di domande sugli investimenti immobiliari, visto che negli USA(un mercato molto più dinamico del nostro) è pari allo 0,2% (ti consiglio l’analisi di Andrea di Incassaforte)

rendimento mercato immobiliare usa 100 anni, pressione sociale nell'acquisto di casa

Per darti un metro di paragone il buono postale obiettivo 65 rende l’1,2% Annuo. Ed è un prodotto che consiglia solo quel cavallo pazzo di Beppe Scienza.

Se invece consideriamo l’acquisto di un immobile nel senso più largo:

  •   Generare serenità emotiva nel lungo periodo
  •   Avere un’abitazione in cui stare in vecchiaia senza la paura di finire sotto un ponte
  •   Luogo costruito a misura sulla propria personalità
  •   Altri fattori sentimentali

In questo condivido che è un ottimo investimento. Per quanto riguarda il caso italiano forse la situazione è diversa e il calcolo fatto da Gabriele Galletta è incontrobattibile:

Immagino quindi tu stia pensando:

“Ma che cazzo stai a dì? Hai cambiato idee 7 volte, ti sei incartato 
e stai girando la frittata per non dire che ho ragione”
 

Esattamente, ma non dirò mai che hai ragione. Detto ciò:

NON ESISTONO PASTI GRATIS

Ecco, questo è un tema su cui potremmo discutere molto perché, effettivamente mi fai presente le numerose agevolazioni fiscali per l’acquisto di una casa in Italia.

E sono molte, moltissime… troppe?

Uno delle prime cose che ho imparato di economia è che “Non esistono i pasti gratis” cioè nessuno ti da niente per niente.

Ora il dubbio che mi pongo è: 

Non è che ci stanno inculando e la vaselina sono il mutuo giovani,
la cessione del credito, i bonus fiscali sul mutuo et simila?

E effettivamente qualche dubbio c’è in quanto:

  • Non è detto che la città sarà il futuro del nostro mondo (ne abbiamo parlato nel pluri apprezzato ma mai citato articolo sui borghi)
  • Il livello degli immobili italiani è pessimo: classe energetiche basse, case fatiscenti o poco manutenute, stili poco moderni, etc
  • Le stesse case maltrattate spesso son state costruite male
  • Esistono più case che abitanti e la popolazione italiana è in netta decrescita
  • Gli stipendi non aumentano e l’inflazione sale. Il mutuo potrebbe diventare un grosso peso futuro.  

In generale questo post è esemplificativo dell’enorme divario sociale che sta avvenendo in Italia:

Immagino che tu, da abitante di paese, stia sorridendo sornione ai drammi dei tuoi compatrioti regionali. 

Una valutazione del genere non dovrebbe incidere se si valuta l’acquisto della casa come una ragione sentimentale, ma se lo vediamo come un investimento… beh il rischio di rimanere “fregati” è grosso.

Sul breve tutti gli incentivi sono molto interessanti, ma sul lungo periodo

Io la risposta non la so, ma il dubbio ogni tanto me lo pongo.

[NOTA: Io e SaltoMentale abbiamo scritto questo articolo un mese fa, nel frattempo è successo questo e questo)

LA PRESSIONE SOCIALE DELL’ACQUISTO DI UNA CASA

Nonostante tutto quello che ho detto precedentemente io e la mia compagna stiamo pensando di comprare casa

Non sappiamo bene dove, quanto possiamo spendere effettivamente, se farlo insieme oppure se la compra lei in autonomia e io pago le spese di gestione.

Al netto dei nostri cazzi la semplice decisione di farlo ha aperto ad una serie di riflessioni (e paragoni) importanti dove emerge tutta la complessità nell’acquisto di una casa e nella pressione sociale che ne deriva.

La mia compagna, in questi ragionamenti, è molto razionale ma chiaramente non può che paragonare la nostra situazione a quella di amici.

Lo stesso vale per me e infatti nascono questi dubbi:

MI SEMBRA DI NON AVERE NIENTE IN MANO

In generale questa è una caratteristica comune, quasi ancestrale, dell’essere umano.

Si tende a razionalizzare più facilmente il possesso fisico di un oggetto piuttosto che quello immateriale dello stesso.

C’è gente che ancora non capisce come funziona la valutazione della moneta e pretende il ritorno al gold standard non capendo che la nostra società si è evoluta così tanto negli ultimi 30 anni proprio perché la moneta è slegata da un pezzo di metallo.

La casa quindi è la controprova fattuale di possedere qualcosa. Un oggetto che senti, tocchi, vivi. 

E’ incredibile però che questo ragionamento venga fatto in una società di servizi, quindi immateriale, come la nostra. 

Secondo questo ragionamento:

  • Facebook non vale nulla in quanto non puoi toccarlo
  • Le chiamate su zoom non sono lavoro
  • Il mio e il tuo blog non sono reali

Non ti sembra assurdo ragionare in questa maniera?

Eppure questa è spesso la motivazione che porta all’acquisto di una casa “alla fine ti rimane qualcosa” come se affittare un appartamento non ti garantisca la soddisfazione di una necessità. 

Il punto non è possedere qualcosa ma colmare una propria esigenza.

Ad esempio la propria indipendenza è perfettamente soddisfatta sia 
nell'acquisto che dall'affitto (anzi in questo caso persino meglio
in quanto puoi spostarti a piacimento).

Una scelta quindi non dovrebbe essere sul possesso fisico ma sulla convenienza e sulla nostra attitudine al rischio.

GLI ALTRI HANNO CASA NOI NO

Un esempio che mi porta sempre la mia compagna è quello degli “altri”.

Abbiamo tante coppie che sono sposate e con figli, hanno deciso di comprare casa e… vivono in una situazione economica disastrosa.

Per alcuni questa crisi è stata scaturita proprio dall’acquisto di casa, per altri il covid ha peggiorato la propria situazione economica e il mutuo è diventato un macigno gigantesco. Molti altri semplicemente ragionano col “vabbè in qualche modo faccio” .

Parlo di coppie monoreddito con 2 figli (sai solo quanto costa un asilo nido? Lo scoprirai amico mio!) oppure di persone che da oltre un anno sono in cassa integrazione.

Solo a me sembra che questo sistema di ragionare sia assurdo?

Perché è socialmente accettabile una persona in sofferenza reddituale ma con la casa è invece non è accettabile uno che non compra un immobile conscio delle proprie difficoltà economiche?

Perché qualcuno che si pone dei validi dubbi sull’acquisto è visto come un tipo strano in quanto non si conforma alla media?

Io ho una paura fottuta di fare grossi debiti però sono bravo a risparmiare, l’acquisto di una casa mi metterebbe parecchio a disagio, lo so. 

Allo stesso modo però ci sono persone che non riescono a risparmiare e trovano come unico stimolo per farlo quello di non essere pignorati dalla banca, chi ha ragione tra i due?

LA CASA É UN RITO DI PASSAGGIO

Eccolo il must della pressione sociale per l’acquisto di una casa: è un rito di passaggio!

Secondo un adagio consolidato il percorso che uno dovrebbe fare nella vita è sempre lo stesso:

Studi, trovi un lavoro, crei una relazione stabile, compri casa,
ti sposi e cresci i figli
.

Per carità è un bellissimo planning della vita soprattutto se vivi negli anni ‘50, sei bianco e vivi in USA, ma la vita non va secondo un percorso lineare.

Anzi, probabilmente è come un viaggio on the road in cui sai magari dove arrivare (e non è detto) ma non hai carte geografiche né navigatori che ti possano aiutare.

Sarai costretto a prendere strade sterrate, percorrere curve a gomito per km e poi magari sarai costretto a tornare indietro per prendere quell’uscita che, all’inizio, ti sembrava “troppo facile”.

La nostra società è molto più complessa di quella del passato quindi non sarai mai lineare. Ma la complessità permette anche maggiore scelta perché troverai sempre qualcuno disposto a capirti.

Non vuoi avere figli? E vabbé! 

Vuoi affidarti alla pensione pubblica? E vabbè!!

Vuoi rimanere single e scapolo a vita? E vabbè!!!

Puoi scegliere quello che vuoi e acquistare casa non è un obbligo, è una scelta

Sarai magari una minoranza ma non è detto che tu sia un errore. L’importante è fare certe scelte calcolando bene le conseguenze di quelle azioni

SINTESI SULLA PRESSIONE SOCIALE NELL’ACQUISTO DI CASA

Come dici tu la sintesi è un po’ quello di fottersene di cosa fanno gli altri e di guardare al proprio orticello senza farsi rovinare il cervello dalla pressione esterna. 

In generale questi pensieri rafforzano, ancora di più, la mia idea che spesso nella finanza personale bisogna fare le cose controcorrente o perlomeno guardando ai propri interessi e attitudine.

Ognuno dovrebbe valutare il da farsi seguendo la propria predisposizione caratteriale e i propri obiettivi senza farsi influenzare dal sentire comune o, nel caso particolare, alla pressione sociale nell’acquisto di casa.

Insomma quello che guida la scelta, perché di questo si parla, dovrebbe essere la razionalità, convenienza, attitudine al rischio e caratteriale.

Ah, e se non l’avete capito, dovevate prima leggere l’articolo di SaltoMentale per capire il tema della giornata!

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FONTE IMMAGINE: Pixnio Toper Domingo