#PopularTalks è nato per dimostrare come anche le interviste a persone sconosciute possano essere interessanti ma si sta evolvendo in una maniera tutta sua. E oggi facciamo letteralmente la Storia d’Italia.

No, non sono totalmente impazzito e come sapete sono un grande fan dei podcast (tipo i podcast finance in Italia) e oggi intervisto una persona che stimo così tanto da tirare fuori i soldi dalle mie tasche per permettergli di continuare con il suo progetto: Marco Cappelli del podcast Storia d’Italia.

Per chi non lo conoscesse Marco ha lanciato il suo podcast qualche anno fa, come puro appassionato di storia, con l’intento di raccontare la storia del nostro paese dal tempo di Costantino. 

Nel frattempo ha scritto un libro sul tardo impero romano e il podcast Storia d’Italia ha vinto premi in Italia e in Europa.

Come ben sapete io sono un appassionato maniaco della storia e questa intervista per me, oggi, è uno dei momenti più alti di questo blog.

Intervista marco cappelli storia d'Italia

Ehm, scusa Marco mi ricompongo un attimo. Nei primi episodi di PopularTalks mantenevo l’anonimato degli intervistati chiamandoli con il nome di un personaggio storico, tu quale avresti scelto?

Innanzitutto debbo iniziare con il mio oramai solito “Salute e salve” con cui apro tutte le puntate! A che bella domanda! E accidenti non è facile. 

Credo però che andrei per Teodorico: è il sovrano che più mi ha stupito, e poi quando lo ho incoronato nel podcast – dopo aver letto libri e libri su di lui – mi sono emozionato ad ascoltare “Zadok the priest”, la musica che avevo scelto per il momento. 

Che sia così incompreso, quasi rimosso, dagli italiani…lo rende ancora più affascinante, e attraente per me. 

Anche alla mia fidanzata piace molto Teodorico, si è addormentata davanti al mausoleo a Ravenna infatti. Comunque ti chiamerò Marco, scialla. Tu sei un po’ come Batman: durante il giorno hai il tuo lavoro (che se non sbaglio riguarda l’economia) e di notte ti trasformi in un podcaster, ci racconti un attimo del tuo lavoro principale e come ci sei arrivato?

Ma certo! Io non sono un economista ma un semplice markettaro.

Ho avuto la fortuna di studiare economia aziendale presso Mamma Bocconi – come è affettuosamente chiamata da studenti e professori – quando ancora non occorreva vendere un rene per farlo.

Ho lavorato nel marketing di diverse multinazionali nel mondo dei giocattoli, della consumer electronics e della manutenzione dei manti erbosi per lo sport. In generale, la linea guida è che ho sempre venduto prodotti che aiutano a giocare.

Dal 2012 vivo in Belgio con mia moglie e le mie due pesti.  

E la passione per la storia come nasce invece? Anche tu, a 6 anni, pretendevi che ti regalassero l’atlante storico più grande in assoluto?

Io andai oltre, chiesi e ottenni l’enciclopedia e poi una raccolta di atlanti di De Agostini. Disegnavo mappe di città storiche, leggevo i classici latini e greci prima di andare al liceo…insomma, ero un vero nerd. 

Madonna quanto ti capisco. Ho capito cosa vuol dire l’amore per i figli quando tirai fuori da un villaggio Valtur i miei genitori per andare a Castel del Monte. Torniamo a te: ad un certo punto hai fatto 2 + 2 e hai deciso di diventare un podcaster, come è nata l’idea? E perché proprio il podcast?

Perché i podcast li ascoltavo! 

Semplicemente mi pareva il modo migliore per produrre qualcosa di mio, senza passare per un editore che mi avrebbe sicuramente cassato in quanto “non sei uno storico, dove vuoi andare?”. 

Io ho detto nel mio episodio zero che non lo ero, e sono andato avanti. 

Quando hai cominciato ti sei ispirato a qualcuno in particolare o ti eri posto un obiettivo specifico?

Il mio mito era ed è Robin Pierson di “The history of Byzantium”. E’ forse il podcast che più mi ha influenzato, per la rigida ricerca, onestà intellettuale, complessità della trattazione. 

Lo citi spesso se non sbaglio! Sei riuscito ad entrare in contatto con lui? In generale la community dei podcaster si aiuta?

Guarda, ci scriviamo piuttosto spesso e nel mesozoico inferiore – ovvero nell’era pre-covid – lo ho pure incontrato a Londra. Anzi, ti dirò di più…ho in cantiere un’intervista, se tutto va bene la prossima settimana.

La community dei podcaster di storia è fantastica: conosco personalmente diversi di loro, e ci siamo sempre aiutati a vicenda.

So di poter chiedere a Bry di Pontifacts una fonte, posso andare a passare una serata a casa di Mike di “A history of Italy” e farmi una chiacchierata con Steve di “A history of the papacy”, solo per citarne alcune. Sono in contatto anche con il duo di Bistory e quello di Bar Storia, oltre che un’infinità di altri podcaster italiani di talento.

In generale, mi sento privilegiato perché sono a mio agio sia tra gli “italiani” che tra gli anglosassoni. 

Come riesci a conciliare lavoro, vita personale e l’impegno da podcaster? 

Non le concilio… mi sento come un giocoliere capace di lanciare in aria cinque palline, ma che di palline ne ha in mano sei. O sette. 

Detto questo, il lavoro mi ha insegnato che tutto può essere pianificato, che i piani possono essere violati ma solo per ottime ragioni. Niente piani, nessun risultato. 

No davvero! Come gestisci il tuo duplice lavoro? Ti dai delle scadenze, lavori al podcast in orari precisi oppure quando puoi?

Tutto va strettamente pianificato!

Ogni due settimane mi prendo una pausa dalla produzione, in quella settimana debbo scrivere 2 episodi.

Nelle due settimane seguenti, lavoro di solito dopo le 21:00. Registro di Lunedì, edito da martedì a giovedì, il venerdì aggiungo le musiche e carico tra la serata del venerdì e il sabato. Domenica, come qualcuno più importante di me, mi riposo. Lunedì esce l’episodio e in serata si inizia di nuovo

Sinceramente… ti aspettavi un tale successo oppure, come me, ti esploso in mano tutto e ad una certa hai pensato “Oh cazzo”?

Non mi aspettavo assolutamente il successo, pensavo sarebbe stato ascoltato da pochi intimi. 

Poi a chi vuoi che interessi la storia del tardo impero? 

Eccolo! Anche tu hai una compagna insopportabile che quando parli di storia tira fuori il telefono e mette come sottofondo la sigla di super quark, oppure sono sfigato?

E’ mia moglie che mi spiega le cose!

In generale, sull’arte in realtà ne sa più lei di me, sulla storia più io. Quindi ci integriamo. 

Ma è arrivato il momento della domanda che stanno pensando tutti i miei lettori… Montymaaagno quanto avrebbe resistito in una legione romana tardo repubblicana? E perché sarebbe stato scudisciato personalmente da Giulio Cesare?

Il Monty avrebbe trovato il modo di entrare in Senato, attraverso una elezione barbatrucco a Tribuno della Plebe.

Poi gli avrebbero assegnato una legione, che lui avrebbe comandato a forza di discorsi motivanti, mentre il vero lavoro lo faceva il centurione primipilo o altri ufficiali. 

Sarebbe tornato dalla guerra senza aver mai dovuto alzare un dito per un anno intero, ma accolto dalle masse in trionfo assieme a Giulio Cesare, con il quale aveva condiviso la guerra in Gallia.

Giulio, per tenersi buono un politico e ricompensare un seguace, gli avrebbe regalato una importante carica in una provincia orientale, dove il nostro sarebbe diventato favolosamente ricco tartassando di tasse i provinciali, privi di cittadinanza. 

Insomma, non facciamo l’errore di credere che il mondo dell’antica Roma fosse più giusto del nostro. 

Cioè quindi Monty è perfetto per ogni epoca, cazzo. Vabbè entriamo nel territorio del vile denaro: immagino che fare il podcaster non sia il lavoro più redditizio del mondo, sbaglio? Di che cifre parliamo?

Scusa un attimo, che chiudo il forziere dove ho appena fatto un bagno. 

Vorrei dire a tutti gli aspiranti podcaster: se volete farlo per soldi e siete convinti di riuscirvi, ho da vendervi un anfiteatro romano a Roma di cui sono incidentalmente proprietario. 

Detto questo…oggi dopo anni di fatiche, sudore e sacrifici, sono arrivato a circa un 20% del mio stipendio da dipendente.

Ci sono altri modi per entrare in questo mondo e guadagnare , ad esempio riuscire a farsi sponsorizzare, farsi assumere da uno studio di produzione, realizzare branded podcast. 

Io alla fine ho scelto l’impervia via della totale indipendenza, anche perché volevo una cosa che fosse mia, e volevo solo fare questo podcast, non il podcast di altri. O forse perché non volevo alcun condizionamento sui contenuti.

Si può guadagnare come podcaster indipendenti, ma anche con un buon successo ad oggi è al massimo un integratore di un altro stipendio.

C’è qualche consiglio che daresti a chi vuole produrre un podcast?

Lasciate ogni speranza voi che entrate.

In realtà la cosa più importante è scegliere l’argomento che davvero appassiona. Poi pensare molto più tempo a cose come il calendario editoriale, il formato etc che al tipo di microfono. 

Ah, e non fare titoli in inglese. Non va bene per la SEO. 

Per tutto il resto…se volete consigli più approfonditi contattatemi! Cerco sempre di rispondere a tutti. 

Uno dei possibili guadagni è anche pubblicare libri (hai già scritto e pubblicato Per un pugno di Barbari) aiuta o anche qui si tratta di guadagni limitati? 

Gli scrittori italiani, in generale, sono degli ottimi percettori del reddito di cittadinanza.

Il guadagno è una piccola frazione del prezzo di copertina, e in Italia un libro che vende 10.000 copie è un bestseller…la media è intorno alle 2.000 copie. 

Lascio ai lettori fare un rapido calcolo. 

Nonostante tutte queste problematiche in qualche puntata fa di Storia d’Italia hai detto che il tuo sogno è quello di fare il divulgatore a tempo pieno, giusto?

Sono un sognatore nato. 

Infatti uno dei motivi per cui ti ho voluto così tanto è perché in una puntata hai detto (all’incirca eh): “se guadagnassi come divulgatore metà del mio stipendio attuale lascerei il lavoro e mi dedicherei alla storia a tempo pieno”.  E’ una cosa meravigliosa ma parliamo comunque di una scelta rischiosa, non credi? 

Sono stato cresciuto al mito calvinista del duro lavoro, del prima il dovere, dei beni da accumulare pazientemente, del posto fisso e dell’evitare i rischi. 

Ma la realizzazione personale è fatta di felicità: la felicità la dà un gelato di fronte al tramonto, l’amore del tuo compagno di vita, i figli che ti corrono intorno e anche lavorare a quel che piace. 

Il mio attuale lavoro non è un inferno: lo faccio bene, il mio capo è un’ottima persona. Ma per essere felici ci vuole di più e sono giunto alla conclusione che sono disposto a “pagare” per far quel che mi piace. 

Se riuscissi in questa impresa continueresti a vivere in Belgio o torneresti in Italia?

Va, pensiero, sull’ali dorate

Va, ti posa sui clivi, sui colli

Ove olezzano tepide e molli

L’aure dolci del suolo natal

Chiarissimo! In famiglia come è stata presa questa decisione? Ti senti economicamente preparato per affrontare eventuali (spero minime) difficoltà future? In particolare come ti stai organizzando?

Sono un pianificatore nato: sto mettendo da parte un po di munizioni. Come sempre mi sono dato degli obiettivi, sto valutando collaborazioni che integrino un minimo il reddito.

Sto anche pensando ai risparmi: mi sono reso conto, per esempio, che due auto in famiglia tutto sommato non servono. Anche perché io odio andare in giro in auto. 

Un’altra particolarità è che vorrei occuparmi di più delle mie figlie: sostituirei la baby sitter che viene da noi qualche ora alla settimana.

Per il resto…per una volta vorrei buttare il cuore oltre l’ostacolo e vedere come va.

Barbero parlando di Kantorowicz commenta con un po’ di malinconia quanto fosse agiata la vita degli intellettuali e di come sia adesso. Il problema è che Barbero ha almeno una cattedra universitaria e uno stipendio fisso… cosa che ad esempio tu non hai. Non credi sia un po’ ingiusto “regalare” tutta questa cultura? A Roma si dice “prendere a scrocco”.

Francamente, mi piacerebbe dimostrare che si può fare cultura in modo integerrimo in Italia, e allo stesso tempo vivere di cultura. Ho preso questa decisione anche per quello. 

Poi si spera sempre di trovare un mecenate che permetta di fare quel che piace senza dover preoccuparsi di chi paga la bolletta. 

Un mio amico mi ha fatto riflettere dicendo che il lavoro va pagato anche se è un blog (o un podcast come il tuo), e per guadagnare bisogna sporcarsi le mani. Secondo te qual è il giusto equilibrio tra “sporcarsi le mani” e continuare onestamente con il proprio progetto editoriale?

Non sono un purista senza senso: ho già inserito le pubblicità nel podcast e il crowdfunding tramite Patreon è oggi la mia principale fonte di “reddito” da podcast. Ma il progetto editoriale non si tocca. 

Ti sono state fatte proposte “oscene” per Storia d’Italia? Tipo?

Magari!

Mi è stato però chiesto se era possibile tradurre il podcast in altre lingue, oggi per esempio esiste una “storia d’Italia” in rumeno. 

Ti faccio una domanda che faccio a tutti anche se credo di sapere già la risposta: cos’è per te il denaro?

La cosa che serve per andare in vacanza.

Ah no, non mi aspettavo questa risposta! In genere nel mondo dell’investimento si dice “i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”, poi senti su Storia d’Italia che Tiberio affrontò (con successo) una Lehman Brothers ante litteram. La storia davvero si ripete? E anche se non fosse così come possiamo usarla a nostro vantaggio?

La storia si ripete, ma ha la cattiva abitudine di cambiare qualche dettaglio per impedirci di copiare pedissequamente le soluzioni passate, come un prof cattivo. 

Certamente noto una certa ignoranza del passato tra i leader – soprattutto delle aziende più tecnologiche – che a volte si prendono carico di costruire il futuro, ignorando lezioni già apprese. 

Il passato, secondo me, ci insegna soprattutto l’umiltà. Sapevamo tutto sui rischi della finanza allegra, è per questo che l’avevamo regolata pesantemente nel dopoguerra. Poi abbiamo pensato negli anni 80’ che fosse un inutile orpello del passato, e abbiamo ricreato il mostro. 

A volte sento che la storia è come un’eterna Cassandra, destinata a dire la verità, ma non essere mai creduta. 

Credi ci sia un problema con la cultura in Italia? Ci sono esempi positivi (come te, BarbascuraX, Barbero, Fottuti Geni) in generale però mi sembra che la comunicazione sia ancora ferma tra chi crede sia una cosa per pochi escludendo la maggioranza della popolazione e chi, volutamente, la rende complicata per non farla capire. Tu come la vedi?

Quelli che la rendono complicata per non farla capire sono dei dinosauri in attesa del meteorite. 

Quanto agli altri – e sono tanti – penso che in Italia ci sia una domanda di cultura straordinaria. 

Il successo dei podcast di storia – a partire da quello di Barbero – è il sintomo di una vera e propria fame di cultura, senza semplificazioni e banalizzazioni. Che sia semplicemente fruibile grazie al modo in cui è narrata. 

Io personalmente ho finito anche se continuerei per qualche settimana, ma sei già impegnato con lavoro, podcast e famiglia e vorrei evitare di diventare l’ennesima rottura di minchia. Vuoi dire qualcosa ai miei lettori o ricordargli come seguire Storia d’Italia?

Ma certo! 

Il podcast si trova su Spotify, Apple Podcast, Google Podcast, Amazon Music, YouTube e molto altro ancora. Basta cercare “Storia d’Italia” e di solito sono lì a salutarvi!

Per chi vuole trovarmi più facilmente, sono sul sito ItaliaStoria con anche risorse aggiuntive e tutti i link per ascoltare il podcast. Sono presente anche su twitter, instagram e facebook. 

Grazie di cuore per le bellissime domande! Spero siano di ispirazione a qualcuno, grazie per avermi contattato.

Il grazie Marco va a te e al progetto di Storia d’Italia che è un unicum non sono nel nostro paese ma un po’ in tutta Europa. Vi ricordo che potere sostenere il podcast Storia d’Italia con una donazione diretta o con Patreon.

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