In Italia 1 donna su 3 non ha un conto corrente personale.

Certe statistiche sembrano dati freddi e se si abita in determinate parti del paese può sembrare una cosa assurda. Eppure la nostra società ha un problema grave in come viene comunicato il tema denaro al femminile e del rapporto donne e soldi.

Può sembrare folle ma il 13% delle donne fa arrivare il proprio stipendio su un conto cointestato, può sembrare incredibile ma tantissime donne hanno lavori in nero e gestiscono il denaro di famiglia solo tramite la carta del marito o con il contante. Può sembrare assurdo ma l’uomo di famiglia gestisce, spesso autoritariamente, tutti i ricavi di un’intera famiglia. Può sembrare assurdo ma in molte famiglie le donne sono sottoposte a violenza economica da compagni alcolizzati o semplicemente stronzi, esseri troppo “piccoli” per capire di andare da uno psichiatra per evitare di fare del male ad altri.

Può sembrare assurdo, ma questa è una parte dell’Italia.

Donne e soldi: 5 consigli di indipendenza finanziaria! - Finanza Cafona

Fino a pochi mesi fa io facevo parte di voi, quelli che vedevano il non avere un conto corrente come un’assurdità.

Ma ti pare che nel 2025 il 42% delle donne non abbia un rapporto con la banca e per il sistema finanziario in pratica non esista?

Poi ho cominciato a parlare con un po’ di persone e sono rimasto sconvolto dalle storie. Anche se molte delle statistiche che ho letto online non mi tornano (tante donne hanno conti di pagamento come una Postepay) ho sentito racconti assurdi.

Ve ne sparo qualcuna di queste storie, magari vi sono familiari:

  • Unico stipendio dell’uomo che convince la compagna a non lavorare. Dopo 10 anni lui si stufa, trova un’amante e lei si ritrova senza nessuna risorsa e possibilità di ritrovare una sua indipendenza finanziaria
  • Lei lavora tutta la vita, tutti i ricavi rimangono sul conto del marito o su quello cointestato, lo stesso mutuo della casa è intestato al marito. Dopo 25 anni lui scappa con amante, svuota il conto i comune e pretende di farla sloggiare dalla casa minacciandola con un “tanto con che soldi sfami i figli? Ti mando gli assistenti sociali!”
  • Lei nasconde sempre la testa sotto la sabbia con la scusa “il denaro mi fa paura, lascio a lui il problema“. Lui è una testa di cazzo: gestisce il denaro di famiglia autoritariamente, intesta i debiti solo a lei e i beni solo a se stesso, poi dopo un po’ di anni la rottura. Lui è la good company con casa e beni pagati, lei piena di debiti, senza un centesimo sul conto e con, ovviamente, figli da mantenere.

Le storie che ho sentito sono sempre le stesse: donne troppo fiduciose del partner (e incoscienti) si affidano totalmente all’uomo di casa che… è uno stronzo.

CONSIGLI DI INDIPENDENZA FINANZIARIA AL FEMMINILE

Questa lunga premessa non vuole colpevolizzare i maschietti o fare quelle gare a chi ha più colpa quanto sollevare un problema reale nella gestione dei soldi in famiglia.

Vuole anche essere un modo per aiutare molte donne a trovare la propria indipendenza finanziaria, una cosa che non parte solo dai diritti ma anche da comportamenti personali.

Mi rivolgo quindi ai bravi maschi che mi seguono e vedono le proprie compagne arrancare nella gestione finanziaria: arricchite questo articolo con commenti e condividetelo con chi ha problemi.

E a te, ragazza o donna che mi segui, spero di poterti dare una mano se sei nella merda.

L’INDIPENDENZA FEMMINILE È ANCHE GESTIRE I SOLDI DA SÉ

Ho notato come molte donne tendano a sottovalutare il problema del denaro sia a livello personale che a livello familiare. Inutile fare la gnorri, è così.

Moltissime volte sento frasi come “faccio fare a lui”, “ne sa di più” o “non mi interessa, in qualche modo ce la faremo”.

Sono tutti meccanismi di procrastinazione che non portano risultati di alcun tipo se non posticipare i problemi nel futuro.

Capisco come il tema denaro sia noioso, ma far finta che non esista non risolve un cazzo. Ti lascio questo pensiero: la tua emancipazione e indipendenza parte anche dal gestire i soldi. Se ne prendi atto stai già facendo un grande passo avanti.

1. LA VIOLENZA ECONOMICA È VIOLENZA

La violenza economica è una forma di abuso in cui il denaro è usato per controllare e sopraffare una persona, limitandone l’indipendenza e l’autonomia.

Ripeti con me: è un abuso.

Pensa alle storie che ti ho raccontato prima. Se non puoi uscire a fare la spesa senza sentire le lamentele del tuo partner, se ti senti sempre in colpa perché spendi pochi centesimi extra rispetto ad un budget prefissato, se ti rinfacciano sempre cose come “la casa è mia” o “la macchina è intestata a me”, dove sta allora la tua indipendenza?

La violenza economica è una forma di abuso e certi atteggiamenti una red flag gigante.

2. I SOLDI TUOI, SONO TUOI

Prendere atto che l’indipendenza avviene anche attraverso la gestione del denaro vuol dire che se guadagni uno stipendio NON ESISTE che questi soldi vengano gestiti da tuo marito/compagno/padre.

Non esiste che:

  • Le entrate transitino su un conto cointestato
  • Solo lui abbia una carta di debito o di credito
  • Non ti venga permesso di vedere gli estratti conto (sì, lo fanno)
  • Non sia partecipe di decisioni finanziarie
  • I debiti siano intestati solo a uno dei due della coppia
  • Tu debba motivare qualsiasi tua spesa ai suoi occhi

Se lavori e guadagni del denaro quei soldi sono tuoi. Poi tu, volontariamente, fai un patto di dividere le spese comuni familiari o di coppia. Non è un dovere essere succube delle scelte dell’altro.

In termini pratici questo vuol dire avere un conto corrente personale, avere una propria carta di debito, avere una discussione paritaria con il partner e fissare delle regole di gestione del denaro.

4. I SOLDI SONO IMPORTANTI ANCHE NELLA COPPIA

L’ultimo libro del vate indiano Ramit Sethi parla dell’importanza del denaro nel programmare una felice vita di coppia. Se gli obiettivi finanziari e i “sogni” sono discussi in maniera propositiva allora la stessa relazione sarà più felice e serena.

Questo è possibile con sforzi davvero limitati. Dentro al testo ci sono tanti consigli e spunti interessanti su come ottenere il massimo beneficio con il minimo sforzo (tipo applicando i principi del Conscious Spending Plan).

Il punto è questo, non basta solo pretendere diritti o che il tuo partner sia meno stronzo ma applicarlo direttamente nel far sì che la tua indipendenza e le tue scelte siano considerate dall’altro.

Questo richiede tanti sforzi e costanza. Spesso appare come noioso, eppure serve.

Non serve diventare un mago della finanza, basta imparare a far quadrare i conti e risparmiare un po’ su degli obiettivi di vari spazi temporali. Certo poi puoi fare un salto di qualità investendo in un fondo pensione, però ora non ci pensare.

Il punto è che non è così difficile. Lo è un’altra cosa: il parlare di soldi. Nella cultura italiana è difficile ma fa parte del gioco. Ti farà capire meglio con chi stai.

5. NON ESAGERARE

La tendenza generale dell’essere umano è quella di passare dal bianco al nero e dal nero al bianco senza valutare minimamente la sfumatura di grigio nel mezzo.

Il fatto che tu abbia preso la decisione di essere indipendente e stia avviando il percorso non vuol dire fare il cazzo che ti pare.

Pur se i soldi sono tuoi questo non vuol dire andare a spendere i soldi a cazzo. Non vuol dire neanche che ogni “critica” del tuo compagno sia una forma di violenza: se ti fa notare la poca intelligenza di usare Klarna per ogni transazione ha ragione lui, non tu.

Abbi l’intelligenza di capire i limiti tra consiglio e imposizione violenta.

DONNE E SOLDI: UN RAPPORTO COMPLICATO

Tenevo questo articolo dentro al cassetto da molto tempo. Forse non è sufficiente per aiutare chi è in dubbio ma credo sia importante tirare fuori un tema così grosso e spesso poco considerato.

Spero di non essere stato troppo nel mood patriarcato e beh… spero nei commenti delle lettrici! Vi aspetto!

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FinanzaCafona

Founder & Editor

Sono un povero come te che scrive la maggior parte degli articoli di questo blog. Non mi dare troppo retta perché sono un fesso senza studi economici o finanziari però, se vuoi, puoi amarmi.

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