Negli ultimi anni ho parlato tantissimo di Credit Score e della versione italiana del Crif.

Ho spiegato al differenza con il sistema americano, ho recensito prodotti come Mister Credit Affittabile e infine dopo una brutta esperienza con il ritiro delle carte American Express mi sono fatto venire un po’ di dubbi sulle veriticità di questo sistema.

Se è vero che le banche usano questi solo per valutare se dare o meno un prestito al clienti il punto è… come lo calcolano? Quali dati utilizzano? Come funziona il sistema di valutazione? Ed è possibile migliorare il proprio credit score in Italia?

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In grande sintesi ho cominciato a dubitare della narrazione comune sul “il credit score in Italia non esiste, il CRIF valuta solo se sei buono o cattivo pagatore”.

Nella puntata 58 di Too Big Too Fail Simone Azzoaglio, proprietario dell’omonima banca, mi ha detto a chiare lettere che il Credit Score esiste ed eccome:

Per fortuna la community cafonide e di biggers cresce ed è piena di persone interessanti.

Uno di voi ShillerMarks ha deciso di spiegarmi meglio come funziona il mondo del credit risk management e ha letteralmente aperto il vaso di pandora.

CREDIT SCORE ITALIA: DOMANDE A UNO CHE CI LAVORA

Prima di tutto chi sei?

Ciao Vittorio, non avendo chiesto nessuna autorizzazione al datore di lavoro per la pubblicazione preferisco rimanere anonimo e parlare solo genericamente di cosa faccio nella vita professionale. Ho una laurea specialistica in ambito quantitativo, una quindicina d’anni d’esperienza nel credit risk management presso varie società di consulenza ma anche come dipendente di diverse banche, sempre in Italia.

Che fai realmente nel tuo lavoro?

Nel credit risk management, semplificando parecchio, si cerca di misurare la rischiosità dei clienti in modo da capire quali sono le perdite potenziali derivanti dai prestiti, o crediti. In generale parleremo genericamente di banche che si dotano di strumenti di misurazione, ma vale anche per finanziare, società di fornitura di utenze e così via. Per le banche la normativa è più articolata così come la complessità di tutto l’impianto IT, di politiche e processi creditizi, modelli predittivi.

In pratica cosa succede quando un cliente chiede un prestito ad una banca?

Per farti un quadro devi partire da questa formula sancita dagli accordi di Basilea:

EL = PD * LGD * EAD

Expected Loss = Probability of Default * Loss Given Default * Exposure at Default

Quindi da ogni credito erogato ci si aspetta una perdita, l’expected loss espressa proprio in euro, che é data dal prodotto di:

  • Probabilità che il cliente non ripaghi (PD)
  • Quota che non ripaga (LGD)
  • Importo che il credito avrà raggiunto nel momento in cui inizia a dare problemi (EAD)

Facendo un esempio pratico se un mutuo ipotecario viene erogato con importo da 100k euro, dei numeri sensati potrebbero essere che quel mutuo ha l’1% di probabilità di non essere ripagato, in cui la banca ci va a perdere circa il 50% dell’importo residuo, che potrebbe essere pari a 80k euro, perché un po’ di rate di solito si pagano.

Quindi:

Expected Loss = 1% * 50% * 80k = 400 euro

In sostanza la banca oggi stima di perdere da questo credito, che sembra perfettamente in salute (cioè in bonis) nel corso degli eventi relativi ai prossimi 12 mesi, 400 euro. 

Ogni mese si rifà questo calcolo aggiornandolo alle nuove informazioni e ai dati del mercato. Questo non vuol dire che da ogni prestito dello stesso tipo ci si aspetta davvero di perdere 400 euro, ma che su 100 prestiti erogati, su 99 prestiti non si perde nulla e su 1 si perderà qualcosa vicino ai 40k.

Poi la cosa è più complicata, c’é l’unexpected loss, gli stress test, il calcolo degli accantonamenti, ma già sopporti Nicola non voglio complicarti anche io la vita. 

Le banche o le finanziarie quindi devono ridurre le perdite dei loro prestiti e per fare ciò assumuno te e poi… fanno un score creditizio, giusto? E cos’è questo sistema?

Diciamo che le attività sono le più varie e solo in banche molto grandi si viene assunti unicamente per questo. Il credit scoring non é altro che un punteggio dal quale si ricava la Probability of Default (PD), che sappiamo più o meno che cos’è, a questo punto. 

Le banche hanno due metodologie per determinare la PD da assegnare a ciascun cliente:

  1. Standard: ti dice Banca d’Italia che numero metterci dentro in base al tipo di prestito
  2. IRB (internal ratings based): ti stimi tu la PD, facendolo in casa o comprandola da un SIC (sistema di informazioni creditizie)

La prima metodologia ignora chi è il cliente e cosa ha fatto nella vita, ed è usata pochissimo nel segmento retail cioè quello di noi persone fisiche e della PMI quindi è meglio se spiego il secondo caso. Il mondo IRB.

Vai apri sto vaso.

Quando chiedi un qualunque tipo di prestito o una carta di credito la banca cercherà al meglio delle sue possibilità di ottenere informazioni sul tuo conto che potrà trasformare nella probabilità che tu le dia problemi.

Può fare questo tramite due strade, che hai spiegato in passato, chiedere lo score ad un SIC oppure costruirsi un modello interno.

Partiamo dai SIC, come ottengono le informazioni? Non c’è una violazioni della privacy?

Con la richiesta dello score ad un SIC intendo quello fornito da aziende come Crif, Experian e Cerved.

Queste vendono uno score che hanno calcolato su di te alla banca che ne ha bisogno

Se non hai mai aperto un conto non possono, non hanno dati sul tuo conto e al momento, in Europa, hanno grossi limiti nello sfruttare le informazioni che hai disseminato sul web grazie al GDPR. Quindi sostanzialmente utilizzano eventuali informazioni cedute loro dalle banche presso cui hai avuto conti o alle quali hai chiesto prestiti. 

Perchè non ne sai nulla? Se è così è perché firmi le cose senza leggerle. 

Solitamente insieme al consenso privacy ti viene sottoposto un consenso all’invio dei tuoi dati al SIC. Non basta negarlo per essere puliti in quanto le informazioni, quelle negative in particolare, devono essere trasmesse. In sostanza se rifiuti la trasmissione dei dati rischi che ti venga negato un prestito perché la tua opposizione genera sospetti nella SIC.

Bellissimo.

Eh si, detto ciò il SIC riceve le tue informazioni, le macina nei suoi modelli e vengono restituiti alla banca che paga quel numerino che esce fuori. 

Preciso che potresti avere diversi score, uno per ciascun SIC e potrebbe anche tranquillamente variare nel tempo, persino a distanza di pochi giorni.

Ogni SIC ha un modello che considera e combina in maniera un po’ diversa le tue informazioni, quindi è realistico pensare che non saranno identici ma probabilmente si discosteranno di poco.

E poi c’è lo sviluppo di un modello interno, generalmente di finanziarie o banche. Ho notato ad esempio che BBVA e Findomestic fanno molto affidamento sul loro modello.

Si, in pratica qualsiasi istituto finanziario sviluppa un rating interno. In alcuni casi più dozzinale in altri casi molto elaborato.

Qualsiasi istituto col quale hai avuto un credito attivo ha calcolato il tuo scoring. 

Questo vuol dire che se in questo momento hai tre prestiti presso tre enti distinti, ognuno ha calcolato un rating. E sì, oltre a questi potresti avere anche uno score Crif, uno Cerved, uno Experian e così via. Più sei un debitore attivo e con gusti vari nella scelta del creditore, più questi rating si moltiplicano. 

Ma che informazioni usano le banche per assegnare uno score? 

Senz’altro i dati più preziosi che hanno riguardano il comportamento pregresso che hai tenuto presso di loro, in seconda battuta utilizzano quello che hai avuto presso le altre banche. 

Ma come, rubano il lavoro ai SIC?

In un certo senso possono farlo, ma non adottano esattamente le stesse informazioni. 

Tutte le banche sono tenute, per certi clienti, all’invio delle informazioni alla centrale rischi, una banca dati gestita da Banca d’Italia. Ogni contributore riceve il cosiddetto flusso di ritorno, cioè l’aggregazione del dato su tutto il sistema bancario, perciò ogni banca che ha inviato il flusso in andata per il cliente Tizio, riceve il flusso di ritorno. 

Se da questi dati sono escluse le informazioni inviate si ottiene per differenza quello che è il comportamento di Tizio per il resto del sistema creditizio, anche se solo aggregato.

Ogni banca può sapere se hai altri crediti aperti, il loro ammontare totale per certe categorie di credito, ma non presso quali banche, ad esempio. Altre informazioni comunemente utilizzate sono i bilanci per le imprese, soprattutto se sono di una certa dimensione e di conseguenza hanno obblighi precisi nella loro stesura, oppure le informazioni che il cliente fornisce in fase di richiesta del credito, come quelle demografiche o reddituali. 

Queste ultime sono le meno utili ma se il prospect è completamente ignoto al sistema, sono le uniche disponibili, quindi si fa di necessità virtù. Recentemente si sta sviluppando tutto un filone che mira a sfruttare le informazioni dei servizi di pagamento, e quindi non più solo quelle creditizie, alle quali si può legittimamente accedere nel rispetto della normativa PSD2.

Alla fine, da quanto ho capito, succede una cosa simile al sistema americano in termini di analisi dei dati. Mi sembra però che quel sistema sia più onesto nei confronti del cliente: hai chiaro il tuo score, con un punteggio, e capisci cosa lo ha fatto crescere e diminuire. Se ti leggi i report CRIF capisci poco o nulla di come stai messo, non credi sia un sistema moralmente poco giusto?

Negli USA il sistema, da quel poco che ho capito leggendo Thaler e guardando un po’ di Ramsey show, sfrutta il punteggio per spingere il creditore a consumare, indebitarsi, e anche sovraindebitarsi per i soggetti più deboli. Basta guardare le statistiche sul tasso di risparmio in USA e Italia. Quindi è ovvio che per condizionare il consumatore debba non solo essere noto, ma in un certo senso anche pubblicizzato.

D’altra parte in Italia ed Europa trovo sistemi che mi piacerebbe fossero più trasparenti e questa mi sembra una pecca in molti ambiti, oltre che quello finanziario.

Comunque tu stesso hai scritto una veloce guida per interpretare una visura e la stessa Crif sul proprio sito pubblica tutta una serie di informazioni utili all’utente fra le quali per quanto tempo conserva i vari dati. Penso che gli altri SIC si comportino allo stesso modo.

Anche in caso di rifiuto di un prestito la banca é tenuta a fornirti delle motivazioni. Ma se non ti imbatti in qualche risorsa utile, potresti effettivamente impiegare un sacco di tempo a mettere insieme tutti i pezzi.

Ma dalla tua esperienza quanto è difficile rimediare il proprio scoring per chi si è trovato in situazioni di sofferenza? Dalla mia vedo che chi si trova dall’altro lato della barricata e vuole rimediare deve passare le pene dell’inferno

Se sei arrivato a sofferenza vuol dire almeno che la pratica è passata per qualche ufficio legale, in pratica la banca ha smesso di provarci dopo gli svariati tentativi precedenti.

Sostanzialmente è una situazione in cui perdono tutti, eccetto le società che comprano i pacchetti di sofferenze (o UTP, ma ignoriamoli per semplificare) per tirarne fuori un margine che ovviamente la banca non è in grado di portare a casa, altrimenti si terrebbe stretti questi pacchetti a volte molto corposi.

Detto ciò queste informazioni, che sono le più gravi in assoluto che può tenersi sul groppone qualunque debitore, vengono cancellate a 36 mesi dalla fine del rapporto.

Ma il rapporto spesso si tira avanti per le lunghe, come suggerisce il termine “sofferenza”. Quindi la cosa migliore è cercare di chiuderlo il più in fretta possibile quel rapporto, ma occupandomi della parte quantitativa e non di processo faccio fatica a identificare le azioni migliori per le casistiche più comuni.

Ti faccio l’ultima domanda: la regola più finanziamenti fai, più li ripaghi in ordine e più migliora il tuo credit score quindi si può ritenere valida? Hai altri consigli per chi si vuole rendere più affidabile a livello creditizio?

Vale ma fino al punto in cui la somma dei tuoi debiti sommati resta ragionevole.

Forse l’ideale potrebbe essere avere un piccolissimo mutuo ipotecario o un fido che tiri pochissimo ma di frequente, sui quali sei ovviamente sempre puntuale nei pagamenti.

Ma non so se poi questi giochini portino chissà a che vantaggi in termini di pricing sui nuovi prestiti che richiederai in futuro, io non me ne preoccupo per la mia vita finanziaria. I modelli fanno raggruppamenti molto grossi sui buoni pagatori, interessano poco, ma cercano di sgranare bene quelli più pericolosi per il business. 

Spero più che altro di aver dato un quadro che rassereni un minimo i lettori su quello che c’è dietro la coltre fumosa della complessità del sistema. Avrò sicuramente mancato qualche aspetto, dovessero emergere dubbi nella community basta un messaggio e possiamo chiarirli.

Grazie di cuore!

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FinanzaCafona

Founder & Editor

Sono un povero come te che scrive la maggior parte degli articoli di questo blog. Non mi dare troppo retta perché sono un fesso senza studi economici o finanziari però, se vuoi, puoi amarmi.

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