Cari lettori di Finanza Cafona, eccoci con un altro articolo “a scrocco”. Non nascondo l’obiettivo subdolo: offrirvi spunti utili, e magari strappare una citazione al mio podcast, Storie di Capitali (sì, sono Domenico, quello che racconta storie come il crack Parmalat o sul fondo sovrano Norvegese su Spotify).
In questo articolo, però, non voglio raccontarvi storie.
Quando si parla di finanza personale si parte sempre dal risparmio, e acquistare bene è risparmio. Vorrei segnalarvi di un nemico molto più insidioso, e che probabilmente abita già nei nostri portafogli: gli acquisti impulsivi.
Il punto è che fare acquisti diventa una vera e propria tattica di sopravvivenza per il nostro cervello, spesso a nostra insaputa. È una fuga dalle tensioni quotidiane, una micro-gratificazione immediata, una scarica di dopamina che ci distrae da uno stress nascosto, quell’inquietudine economica e personale che non riusciamo a mettere a fuoco.
IL DENARO: NON È IL QUANTO, È IL COME
Poche parole, credo, hanno il potere di suscitare emozioni così estreme e ambivalenti come “soldi”.
Molti di noi rifiutano persino di parlarne.
Pensateci: è difficile chiedere a qualcuno quanto guadagna, o quale sia la cifra che lo renderebbe felice. In Italia, soprattutto, l’argomento è un vero e proprio tabù, come la religione o il sesso. Eppure, tutti sappiamo che il denaro può costruire sogni o scatenare guerre.
Può finanziare una causa o essere trattenuto avidamente per impressionare gli altri.
Spesso, però, commettiamo un grave errore: pensiamo che il problema con il denaro non sia gestirlo, ma sia ottenerne di più. Questa è una delle trappole mentali più diffuse. Ci convinciamo che la colpa sia sempre di qualcun altro, della società che “non ci dà abbastanza”, della ricchezza mal distribuita (che è vero, ma questa è un’altra storia).
Il problema non è come ottenere più denaro, ma come lo usiamo.
È questa cattiva gestione il vero punto.
Non importa se guadagni mille o centomila euro: se non sai gestire un singolo euro, sarà ancora più difficile gestire un milione.
Tante storie di chi vince alla lotteria o di sportivi con contratti milionari finiti in bancarotta lo dimostrano: la gestione del denaro viene prima della quantità di denaro.
Il denaro non è un fine, ma uno strumento.
Eppure, la maggior parte di noi vuole più soldi senza un fine reale, solo per poter comprare più cose. Questo è il primo, fondamentale, bias cognitivo: siamo stati educati a inseguire l’aspetto emotivo dell’acquisto, non quello strategico. Non il denaro come mezzo per esprimere il nostro spirito o le nostre passioni, ma il denaro per il denaro, per il consumo fine a se stesso.
Nessuno ci insegna quale sia il vero significato del denaro, né le strategie per farlo diventare un alleato invece che un padrone. Ma superare lo stress economico è un processo pratico che inizia proprio da qui: dalla consapevolezza di come gestiamo ogni singolo euro, sia che ne abbiamo uno o un milione.
LE TRAPPOLE INVISIBILI: QUANDO IL TUO CERVELLO TI SPINGE A INDEBITARTI
Bene, una volta compreso che il problema non è solo “non avere abbastanza soldi” ma “non saperli gestire”, ci si chiede: cosa mi impedisce di mettere in pratica le buone intenzioni?
Sostanzialmente, si riassumono in poche parole:
- Impulsività
- Dopamina
- Ambiente
- Marketing
- Indebitamento
Quanti oggetti inutili compriamo? Quanta parte delle nostre spese deriva dall’influenza di pubblicità patinate, sia online che offline? Quanta della nostra felicità viene delegata all’acquisto di oggetti, vacanze, abiti o a uno stile di vita perfetto imposto dai social?
Deleghiamo una fetta enorme della nostra felicità a uscite economiche che, in realtà, non ci rendono felici a lungo. La botta di euforia dura poco: pochi minuti, poche ore, al massimo qualche giorno. Poi siamo punto e a capo.
Come diceva il mitico Tyler Durden di Fight Club: “Compriamo oggetti che non ci servono, con soldi che non abbiamo, per impressionare persone che non ci piacciono.”
Siamo esseri paleolitici con un cervello antico, catapultati in una società ultra-moderna che in pochi decenni ha avuto un cambiamento epocale.
I nostri cervelli sono costantemente bombardati da stimoli pensati per estrarci soldi, che tu sia ricco o povero. È un bias radicato: il motivo per cui fatichiamo a gestire i soldi è molto simile a perché non riusciamo a mantenere un’alimentazione equilibrata.
Quando usiamo i nostri soldi per acquistare oggetti superflui, vacanze che non possiamo permetterci, automobili al di sopra delle nostre possibilità, cene fuori, abbonamenti inutili o telefoni all’ultimo grido, stiamo giocando un doppio gioco.
- Tolleriamo l’intollerabile: Siamo portati a sopportare e accettare ciò che non ci piace della nostra vita (lavori che odiamo, situazioni familiari pesanti, ambienti stressanti). Compriamo per ottenere quel po’ di energia che ci permette di tollerare la “vita di merda” (sì, ogni tanto diciamocelo) che, in cuor nostro, sappiamo di stare compensando con gratificazioni effimere.
- Rimaniamo bloccati: La cosa più grave è che restiamo inibiti, bloccati nella possibilità di cambiare le cose importanti della nostra vita. Se a fine mese non hai più soldi perché li hai sprecati in aperitivi o abbonamenti stupidi, se ti sei indebitato… perdi versatilità. Non potrai cambiare lavoro, città, o stile di vita. Ti convinci che dove sei è l’unica soluzione possibile, perché non hai un soldo da parte e vivi alla giornata.
Questa è la giostra dell’indebitamento. Un circuito perfetto, in cui la continua estrazione di denaro, le rate e i mutui ci rendono marionette di un sistema che non vuole il cambiamento. Un sistema basato su un consumismo da cui è titanico scendere, perché tutto l’ambiente intorno a noi ci spinge a continuare così: “è normale fare un prestito per l’auto”, “è normale il finanziamento per il telefono”.
Ma è davvero normale?
GUIDA PRATICA: COME RIPRENDERE IL CONTROLLO EVITANDO GLI ACQUISTI COMPULSIVI
Quindi come si fa a cambiare?
Se non puoi cambiare subito lo stipendio, puoi cambiare il modo in cui gestisci il denaro.
Per iniziare una corretta gestione del denaro, che riduca lo stress, è indispensabile porsi alcune domande chiave, inquadrate in una visione generale della propria esistenza:
- Che cosa voglio davvero dalla vita? La visione. Viviamo in una società che ci spinge a seguire visioni stereotipate, a perdere contatto con ciò che veramente ci piace. Ho speso tanto denaro per cose che non volevo veramente. La mancanza di una visione può colpire chiunque, dal miliardario al precario. Io ad esempio in passato, in momenti in cui non potevo farlo, spendevo soldi in vestiti di marca quando avrei potuto finanziare meglio le mie passioni.
- Quali sono le cose importanti per me in termini di valori? Cosa sono disposto a sacrificare per il denaro? Per me, ad esempio, è diventato il tempo. Cosa è più importante dei soldi per voi? Rifletteteci.
- Come arrivo alla mia gestione del denaro? Qui parliamo di metodi e strategie. Come risparmio, come investo, come faccio fruttare il denaro perché lavori per me. L’obiettivo è rendere la gestione del denaro è un gioco. Se non riesci a risparmiare soldi come un euro al mese per guadagnarne 10, hai un problema. Non con il denaro, ma con te stesso.
Il succo è: la gestione del denaro è qualcosa che viene prima della quantità di denaro. Non importa quanto guadagni, ma come lo sai gestire.
Ecco qualche dritta pratica per iniziare:
- Due conti (minimo): Apri un conto corrente gratuito per le spese quotidiane e un conto di accumulo separato, senza carta di credito o bancomat, dove trasferire una percentuale dello stipendio appena arriva. Quello non si tocca!
- Accumula prima di investire: Quando hai un cuscinetto di denaro nel conto di accumulo, allora puoi iniziare a investire, anche con piccole somme
- Monitora le spese: Per i primi 6-12 mesi, tieni un diario delle spese. Anche manualmente. Scoprirai cazzate enormi che facevi senza accorgertene, d’altronde la consapevolezza è il primo passo.
- Attenzione alle gratificazioni illusorie: Ogni acquisto superfluo, ogni abbonamento dimenticato, ogni vacanza compensatoria fatta con soldi non propri, genera una botta dopaminica che ti blocca in lavori e situazioni che odi. È stress nascosto, e non si risolve con una pasticchina
- Crea una lista d’acquisto: Prima di entrare in qualsiasi negozio (fisico o online), fai una lista precisa di ciò che ti serve. Compra solo quello. Questo semplice gesto è un primo, piccolo atto di volontà contro l’impulsività.
- Applica la regola delle 24/48 ore: Per qualsiasi acquisto non essenziale al di sopra di una certa soglia (che stabilisci tu, ad esempio 50 o 100 euro), aspetta 24 o 48 ore prima di comprarlo. Spesso, il desiderio impulsivo svanisce, e il tuo cervello ti ringrazierà.
IL VERO CAPITALE È LA LIBERTÀ
La giostra dell’indebitamento genera stress e ci rende animali da allevamento, bloccati in gabbie che non vediamo, mentre le grandi multinazionali mungono i nostri soldi e le nostre energie.
Il discorso non è legato a quanto guadagniamo: cambiano le auto, le case, i vestiti, ma la dipendenza è la stessa, sia per il dirigente Google che per il rider di Glovo.
Viviamo al di sopra delle nostre possibilità facendo acquisti impulsivi perché siamo stati istruiti a farlo. Non voglio fare lo pseudo complottista, non lo sono affatto, ma la realtà è questa che ci piaccia o no.
Ma allora,cos’è per me il capitale?
È una domanda che mi faccio spesso, e che faccio anche agli ospiti di Storie di Capitali.
Per me, il capitale non è la destinazione, ma il viaggio. Non è il denaro fine a se stesso, ma la libertà che ti permette di scegliere, di dire “no” a ciò che non ti rispecchia, di perseguire le tue vere passioni e obiettivi. Aldilà del pensiero degli altri, che si tratti di impare a suonare uno strumento o semplicemente di avere il tempo di raccontare storie in podcast o di scrivere un articolo con la speranza che possa stimolare qualcuno a migliorare la propria condizione.
Il vero capitale è la versatilità. È avere un piano, dei desideri che ti muovono il cuore, e un quantitativo di denaro da parte che ti renda libero per attuare un cambiamento radicale. Altrimenti, ci rassegniamo a essere resilienti, ovvero a sopportare all’infinito una vita che non abbiamo scelto, convinti che non ci siano alternative.
No, le sbarre della nostra gabbia non sono fatte di metallo, ma di debiti, di acquisti compulsivi e della perdita della capacità di desiderare autenticamente. Riscoprire le nostre passioni e smettere di comprare felicità effimera è il primo passo verso una vita più consapevole e meno stressante.
Vittorio mi ha suggerito di usare questa citazione di uno dei suoi youtuber preferiti:
Non Arredate la gabbia dove non volete rimanere.
Forse ha ragione, è la sintesi giusta di questo articolo.
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